VI RACCONTO LA STORIA DEL SALONE DE LIBRO

DI SALVATORE PRINZI

Avrete sentito la storia del Salone del Libro, no? Be’ se vi siete persi qualche passaggio ve la racconto io. E magari ve ne racconto anche un’altra, di storia.

Alcuni scrittori come Raimo, Wu Ming, Ginzburg, Zero Calcare, boicotteranno il Salone – uno degli eventi più importanti dell’editoria italiana, la vetrina della nostra produzione culturale – perché questo ha accettato di ospitare case editrici dichiaratamente fasciste. In particolare ce n’è una legata a Casa Pound, Altaforte, che ha appena pubblicato un libro-intervista a Salvini.

Lo scopo di questi scrittori è di sollevare un problema – la produzione “culturale” di queste case editrici incita alla violenza, davvero in democrazia possiamo accettare che si dica di tutto? Non è bastato un Luca Traini? Vogliamo continuare a dare visibilità a chi sta lavorando a creare in Italia un regime autoritario?

Qualcuno penserà che sono esagerati. Però ascoltate qui. Sapete chi è l’editore di Altaforte? Un tal Francesco Polacchi. La sua storia è emblematica.

Polacchi – che oggi piagnucola sui giornali della buona borghesia e si paragona a Berlusconi, parlando di persecuzione e di libertà di espressione – è quello che vedete con una mazza in mano a Roma nel 2008.

A Piazza Navona Polacchi negò la libertà di espressione agli studenti dell’Onda mettendo in opera un attacco squadristico con cinghie e bastoni, per far salire il camioncino di Casa Pound in testa al corteo e affermare così l’egemonia del suo gruppo.

Memorabili i video dove la polizia si rivolge a lui per nome, proteggendolo, perché i fascisti fanno comodo, sia alle forze dell’ordine che ai media, dato che il loro compito storico è di impedire la presa di coscienza e l’organizzazione delle masse.

Chiaramente fu solo perché alcuni antifascisti si organizzarono e difesero il corteo, non a parole, ma con i fatti, che Casa Pound fu cacciata e apparve a tutti per ciò che era. Altrimenti ora avremmo i fascisti nei movimenti sociali.

Polacchi nel 2017 è stato condannato a più di un anno per quei fatti, ma non è il suo unico precedente. In Sardegna assurse agli onori delle cronache per l’accusa di “tentato omicidio”. Pare avesse accoltellato, come si racconta in questo articolo, un ragazzo sassarese in una rissa insieme ad altri 10 naziskin romani.

E’ questo il personaggio che sarà al Salone a ripulirsi come “imprenditore”, con gente simile ti troveresti a condividere gli stand… Attenzione, il capo di Altaforte non è un “editore scomodo”, è uno che da quando ha vent’anni fa il cane da guardia del potere, campando di politica. E’ uno che per poco non ha ammazzato qualcuno e questo gli ha fatto guadagnare punti, tanto che chi lo comanda lo ha parcheggiato lì, a fare praticamente l’ufficio stampa di Salvini per le giovani generazioni. Al fine di produrre consenso intorno a una svolta “orbanista” della nostra già fragilissima democrazia.

Lo sdoganamento fascista al salone del libro serve a questo, a normalizzare, a creare elementi di egemonia, a prepararsi nel caso il governo cada, ci siano crisi e tagli. A cementare, di fronte a eventuali proteste, un fascismo di governo (Salvini) e un fascismo di strada (Casa Pound) che tenga a bada gli elementi più “caldi”.

Si può pensare quello che si vuole del boicottaggio del Salone da parte degli scrittori. Credo che però prima di esprimere un parere bisognerebbe informarsi e riflettere bene. Guardare la luna, non il dito.