BABY GANG DI REGGIO CALABRIA. UNA RIFLESSIONE SULLA VIOLENZA GIOVANILE

DI MARINA NERI

Ieri a Reggio Calabria la notizia della disposizione di recupero in comunità quale misura alternativa al carcere per quattro giovani di età compresa fra i 19 e i 17 anni: i quattro sono accusati di aver sistematicamente, negli anni, vessato, abusato psicologicamente e fisicamente e violentato delle coetanee, che frequentavano, all’epoca dei fatti, la scuola media.

Le indagini avrebbero rivelato un sistema puntuale, preciso, sistematico di soprusi preordinato a minare le certezze e le sicurezze delle vittime, incapaci di sottrarsi così alle vessazioni.

È stato forse il continuo discutere delle problematiche in classe, lo spiraglio intravisto nella possibilità di aiuto concreto, che ha consentito a una delle ragazzine vessata e violentata fin dall’età di 13 anni, ” passata” e ” scambiata” fra i bulli come fosse una figurina da album di calciatori, di rompere il muro del silenzio e dell’isolamento.

Un coraggio titanico, quello della Fenice quando risorge dalle sue ceneri, l’avrà spinta a formulare il numero di Telefono Azzurro per chiedere aiuto.

E l’ aiuto è arrivato. Prima con l’ ascolto, poi con l’approfondimento e la vicinanza, infine con il supporto delle forze di polizia.

Le indagini condotte a 360 gradi, avvalendosi dei moderni sistemi di reperimento informazioni, intercettazioni, immagini estratte dalle telecamere di video sorveglianza, tabulati telefonici e trascrizioni di chat intercorse fra i minori, hanno rivelato un sommerso agghiacciante.

Una violenza che non trova ragione, alibi, se mai essa potesse trovarne alcuno, in condizioni di vita degradate e indigenti .

Una violenza fine a se stessa, per il gusto di infliggerla e sentirsi onnipotenti in maniera proporzionale alla paura ingenerata.

Adolescenti allo sbaraglio, senza appigli, riferimenti, annaspanti, carnefici e vittime, in un mare sempre meno amico, pieno di insidie e marosi che ogni giorno, col sale dell’ egoismo, erodono ogni slancio di umanità e speranza.

Dove ha fallito la generazione madre di questi nostri sfortunati giovani?

Si interroga sul punto anche il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, il sociologo Antonio Marziale il quale, visibilmente colpito da questa vicenda che di fanciullesco , di goliardico non ha nulla, avrebbe dichiarato:
” Se famiglia e scuola non bastano più a stabilire norme di comportamento e soprattutto a farle rispettare, è bene che lo Stato intervenga con sanzioni commisurate ai reati commessi…per alcuni reati compiuti da minorenni va bene la misura alternativa al carcere o alla comunità, ma a fronte di reati così gravi contro la persona occorre intransigenza e inflizione di pene detentive vere e proprie. Andando avanti col metro del buonismo rischiamo di costruire una società senza limiti di sorta” (cfr.citynow).

Disamina amara, dura di una realtà quasi priva di possibilità di riscatto.

E ci si interroga tutti dopo le parole severe del Garante.

La terapia dell’ Urgenza può essere la soluzione, sia pure tampone del problema? La repressione ferma, dura, severa, costituirebbe un deterrente?

Quando l’età dei giochi, delle risate, della complicità, della condivisione si trasforma in un incubo? Come un gruppo di ragazzi ha potuto trasformare in un inferno la vita di quattro loro compagne e coetanee e discendere essi stessi verso gli abissi degli inferi ? Chi ha tradito la loro gioventù?

Non basta dare la notizia, indignarsi, provare solidarietà e commozione per le vittime, tornando subito dopo a stenderci sul giaciglio dell’ ignavia e dell’ apatia.

Chissà se pensava a questo groviglio immane, Dedalo quando progettò il Labirinto di Cnosso.

E non si esce da lì neppure con le ali di cera. L’ umanità è prigioniera, imbocca un sentiero e subito dopo il Minotauro ne blocca l’uscita, corre verso una soluzione e immediato giunge il fallimento, cade dentro gli angusti spazi delle intolleranze e dei piccoli e grandi egoismi.

Nessuna via d’uscita. Nessun filo d’Arianna a fare ritrovare la strada perduta, il bandolo di una matassa, il cuore di una umanità smarrita e irriconoscibile.

Smarriti, irriconoscibili: “branco” così li hanno definiti.

Sì, giovani a brancolare dentro un perenne video gioco. Vita e morte, violenza esasperata ed esasperante a lottare a barcamenarsi dentro l’oscillare del pendolo fra bene e male.

Giovani a credersi invincibili protagonisti di video giochi e adulti alienanti e alienati persi nell’edonistica ricerca di se stessi o persi e basta senza se e senza ma. E non ci sono latitudini per il male di vivere di una generazione, né per l’incapacità a donare i sogni e la speranza da parte della generazione più anziana.

Il labirinto è lì con le sue lusinghe e le sue paure, e quand’ anche Teseo riuscisse a venirne fuori, sarebbe talmente contaminato dai vizi e dalle brutture, da issare, comunque, una vela nera.

La stessa che ieri, appresi i fatti, ha issato una città che sgomenta guarda a queste vite rovinate, auspicando la rieducazione dei Caino e l’oblio e la guarigione per le vittime.

Eppure, uno spiraglio in questa storia si potrebbe intravedere, solo se lo si volesse comprendere.

La ragazzina, ha telefonato a Telefono Azzurro. Si è fidata. La macchina istituzionale, poi, ha funzionato e la Libertà per lei e le altre è arrivata.

Da tempo gli operatori che si muovono sui territori e hanno a cuore il futuro dei ragazzi, auspicano la presenza nelle scuole di presidi psicologici permanenti.

Un avamposto per la prevenzione. E sappiamo tutti quanto prevenire sia meglio che curare. Soprattutto quando la cura è la repressione come ultima arma della civiltà.

Il welfare è anche questo e tagliare le spese, non puntare alla qualità della vita, non dotare gli apparati dello stato sociale degli strumenti per prevenire, è il più grave dei delitti di cui la generazione adulta si è macchiata e ora ne paga il fio .

Marchio che è sulla pelle di tutti noi adulti colpevoli e correi quando i nostri figli recano in sé le tracce nefaste del nostro fallimento.

Si auspica che il circuito famiglia, scuola, istituzioni, sport, oratori venga riattivato e si ” prevengano i reati”. A reprimere sono bravi in tanti…mentre il mondo inesorabilmente, se non muta la sua rotta, si avvia al suo game over.