MIMMO LUCANO A LA SAPIENZA: ‘IL MIO, UN SOGNO CHE DURERÀ SINO ALLA FINE’

DI CHIARA FARIGU

Era emozionato l’ex sindaco di Riace quando è giunto a La Sapienza. Ad accoglierlo migliaia di studenti nel piazzale Aldo Moro. Qualche momento di tensione con i militanti di Forza Nuova, che hanno organizzato un corteo per protestare contro ‘Mimmo Lucano nemico degli italiani’.

Scortato dagli studenti è entrato nell’aula magna tra applausi e cori per dargli il benvenuto.

A parlare, per loro lo striscione ‘Il fascismo non è un’opinione, il fascismo è reato’, messaggio, questo, anche in risposta agli attivisti di estrema destra che poco prima avevano tentato di forzare il cordone di protezione della polizia.

Noi siamo l’onda rossa che contrasta l’onda nera che ci sta oscurando’, ha esordito Lucano. “Salvini è uno di quelli che ha creato un clima di odio e di divisioni. Noi dobbiamo riuscire a trasmettere altri messaggi per costruire una società più umana, di uguaglianza, libertà e democrazia, dove il popolo conta. Mi sento uno di voi. Sono emozionato. Sono rimasto quello che ha seguito un sogno di umanità e democrazia. Il sogno continuerà fino alla fine”, ha concluso tra gli applausi l’ex sindaco.

Un messaggio chiaro che è arrivato dritto al cuore di chi aspettava di sentire quelle parole. Un messaggio inclusivo e non divisivo, un messaggio di speranza. Dopo mesi di tensioni, di odio sociale, di violenza verbale senza precedenti.

Un messaggio contro chi predica ‘l’antifascismo non passerà’, contro chi gira la testa dall’altra parte dinanzi alla sofferenza e alla disperazione. Un messaggio per guardare al presente, e ancor più al futuro, con la speranza che non tutto è perduto.

Basta volerlo, sprona Lucano. Non si può né si deve vivere nel pregiudizio, padre di ogni forma di discriminazione e disuguaglianza.

Nel suo intervento non è mancato il riferimento a Riace e quel progetto sull’accoglienza, cresciuto di giorno in giorno, nato da un’idea spontanea, non c’è stata nessuna premeditazione, ha precisato l’ex sindaco. Così chi è venuto non ha preso il posto di nessuno, perché a Riace c’erano solo spazi ‘svuotati’.

Riace nasce da un’idea di un rifugiato kurdo che arrivato qui, nel vedere tante case disabitate, mi ha proposto di far diventare il paese un posto nuovamente vivo. Con uomini donne e bambini”.

Un sogno per quei profughi che era diventato realtà. Un sogno che qualcuno ha interrotto bruscamente. Ma che Mimmo continua a coltivare, perché ‘durerà sino alla fine’.