SAVE THE CHILDREN COMPIE 100 ANNI: STOP ALLA GUERRA SUI BAMBINI

DI MONICA TRIGLIA

«Tutti rammentiamo l’immagine di quel bambino siriano in ospedale dopo il bombardamento della sua abitazione. Occorre che la commozione e la sollecitazione che determina non sia effimera e non si dimentichi in poco tempo, senza risultati concreti e permanenti. E’ quello che fa Save the Children e per questo dico grazie». Sono le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alle celebrazioni per il centenario di Save the Children.

Cento anni di storia segnati da emergenze umanitarie, in Italia e nel mondo. E a pagare il prezzo più alto sono sempre stati i bambini. Ieri come oggi, dalle due guerre mondiali alla tragedia del Biafra, dai conflitti in Vietnam e nella ex Jugoslavia, al genocidio ruandese, alla carestia degli anni ’80 in Etiopia, sino agli orrori dei giorni nostri in Siria e in Yemen.

Proprio in occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla sua fondazione, che risale al 1919 per portare aiuto alle vittime del primo conflitto mondiale, Save the Children ha lanciato alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la campagna “Stop alla guerra sui bambini”.

Presentando i dati del nuovo dossier dal titolo “La guerra sui bambini”, ha denunciato che ancora oggi 420 milioni di minori vivono in aree di conflitto, sempre più esposti a violazioni dei propri diritti, tra i quali i continui attacchi contro le scuole. L’istruzione è uno dei principali diritti negati all’infanzia. Solo nel 2017 sono stati bombardati oltre 1400 edifici scolastici e sono 27 milioni i bambini sfollati a causa delle guerre a non avere più accesso all’educazione.

Un tema, quello dell’educazione durante le guerre, che rischia di essere sottovalutato: a oggi è difficile stabilire quanti siano esattamente i bambini che a causa della guerra sono stati costretti a lasciare non soltanto le loro case, ma anche la scuola, divenendo la “generazione perduta” che senza educazione rischia di non poter contribuire alla ricostruzione del proprio Paese al termine delle ostilità.

Save the Children ha realizzato, al MAXXI di Roma, un evento dal titolo evocativo “Tutti giù per terra”: un’esperienza ad alto impatto emotivo che fa vivere in prima persona ai partecipanti cosa significa essere un bimbo in un Paese in guerra.

«Ogni guerra è una guerra contro i bambini diceva Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the Children» ha sottolineato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia. «Ed è vero oggi esattamente come cento anni fa. Per questo motivo, nel celebrare l’anniversario, siamo tornati alle ragioni originarie per cui è nata l’organizzazione. Sono troppi i bambini nel mondo a cui sono negati i diritti principali dell’infanzia a causa dei conflitti e, oggi più che mai, abbiamo il dovere di indignarci e fare qualcosa di fronte a tutte quelle guerre spesso dimenticate dall’opinione pubblica». Poi ha aggiunto: «Davanti agli egoismi e ai nazionalismi dilaganti, non possiamo più volgere lo sguardo dall’altra parte e non sentirci responsabili: la guerra, ovunque essa sia e con qualunque arma venga combattuta, è una guerra contro i bambini, che continuano a perdere la vita ogni giorno. E non importa in quale Paese vivano, da quale famiglia provengano e a quale gruppo o etnia appartengano: i bambini sono bambini e devono essere protetti, soprattutto dalle guerre degli adulti».

Save the Children opera oggi in quasi 120 Paesi in tutto il mondo, con uno staff di circa 25 mila persone, e realizza progetti che solo nel 2017 hanno raggiunto 56 milioni di beneficiari.

Alla sua fondatrice si deve la prima Carta dei Diritti del bambino, adottata poi dalla Società delle Nazioni e che successivamente ha ispirato l’attuale convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che proprio quest’anno compie 30 anni.