TENNIS. FRA INTERNAZIONALI DI ROMA E NEXT GEN CHE ARRIVANO DAL SUD

 

DI FLAVIO PAGANO

Sono appena partiti, con un tabellone all stars, gli Internazionali BNL di Roma e ne approfittiamo per una piccola riflessione sulle nuove prospettive del tennis italiano.
Il numero dei praticanti, come testimonia anche il trend della grande manifestazione del Foro italico, è in continuo aumento. A riprova che le nuove generazioni subiscono sempre di più il fascino di questo sport che, oltre al talento e a una preparazione fisica impeccabile, richiede nervi d’acciaio. Nel tennis i due contendenti, pur separati da una rete, si battono con l’asprezza di un incontro di pugilato, e in ogni palla si sente la tensione di un calcio di rigore decisivo. Vincere o perdere è, per tutta la durata dell’incontro, una continua questione di millimetri e di attimi. Per questo la tenuta mentale conta quanto la preparazione atletica. Anzi, in certi momenti chiave, conta ancora di più.
L’Italia sta vivendo un momento particolare della sua storia tennistica. Dal settore maschile arrivano risultati che mancavano da cinquant’anni. Il master 1000 appena vinto da Fognini a Montercarlo (l’ultimo a vincerlo era stato Pietrangeli), prima di tutto, e naturalmente le splendide rivelazioni di Checchinato e Berrettini. Poi ci sono le promettenti next gen capitanate dal diciassettenne Sinner, che stanno mietendo successi impensabili qualche anno fa. Le ragazze, al contrario, che fino a poco fa erano protagoniste della scena internazionale e dominavano la Fed Cup, sembrano in grande crisi. Dopo la generazione favolosa di Pennetta, Schiavone, Vinci ed Errani, a parte qualche vago lampo della Giorgi (alla quale forse professionalmente gioverebbe provare a uscire dall’alveo della famiglia), sembra esserci il vuoto. Eppure forse il futuro ha già messo radici nel presente e fra le nuovissime leve, quella delle ultra next gen under 14, qualcosa si intravede. Una per tutte, abbiamo scelto Martina Martinelli, per il suo talento, per la tenacia con cui concilia le mille esigenze della sua vita di preadolescente con quelle dello sport agonistico, ma anche per la sua provenienza. Perché Martina è napoletana, una terra finora avara di talenti femminili in questo sport, ma che sta conoscendo adesso un momento doro.
Martina, neo campionessa campana di categoria, è attualmente seconda nel ranking italiano Under 12 e la prima domanda che le poniamo è comè nata la sua passione per questo sport.
«Ho cominciato a giocare a sei anni», spiega lei, «ed è stato il mio papà a farmi giocare la prima volta.»
Sotto la guida del maestro Lino Sorrentino, sono arrivati i primi successi. Ma come definisce lei stessa il suo gioco?
«Il mio è un gioco basato sulla potenza, e il mio punto di forza è il dritto, ma anche il rovescio. Mi piace moltissimo giocare il doppio e come superficie preferisco la terra rossa.»
E com’è la vita di una ragazzina innamorata del tennis?
«Quando finisco di allenarmi studio fino a tardi, a volte anche fino a mezzanotte. Al di là del tennis mi piace anche giocare a volley, e amo stare con i miei amici.»
A quell’età è davvero impossibile non avere un idolo: «Mi piace molto Caroline Wozniaki», dice Martina, e con il viso acceso dal sorriso radioso della gioventù, ci confida: «Il mio sogno è vincere Wimbledon e il Roland Garros!»
E noi te lo auguriamo, cara Martina. Per la tua bravura, per i sacrifici che sei capace di fare in un’età in cui troppo spesso i ragazzi passano ore e ore curvi sul telefonino, e per la grinta straordinaria che dimostri in campo.
Viva lo sport, al di là dei risultati, per quello che dà ai nostri ragazzi. Più sport li metteremo in condizione di fare, e più sana sarà la società del futuro. Purtroppo siamo indietro da questo punto di vista, ma non è mai troppo tardi per recuperare: proprio come in una partita di tennis.