LA GUERRA AL SUD (ANCHE) DEL MINISTERO  DELL’ISTRUZIONE

DI PINO APRILE

DOPO GLI ASILI VOGLIONO TOGLIERCI PURE LE UNIVERSITÀ

Il rischio è l’effetto “pugile nell’angolo”: stai lì e le prendi, senza più nemmeno tentare di reagire, di assestare qualche cazzotto sui denti a quei senza vergogna del ministero dell’Istruzione che hanno varato l’ennesima normativa (per ora, ufficialmente, “in bozza”) per sancire la morte del diritto allo studio per i ragazzi del Sud e il saccheggio dei fondi del barile delle loro famiglie, costringendoli a studiare al Nord, in università che possono permettersi, con i soldi nostri, quel che alle università del Sud è negato da uno Stato razzista, che non ha neppure il coraggio di dichiararsi tale e appellarsi all’apartheid (tanto più onesto il Sud Africa pre-Mandela!).

E, in più, sentirsi dire da questi rapinatori di diritti e di soldi, che si vuole soltanto “premiare il merito”. Sì, del ladro. Questa porcheria ministeriale è solo una ulteriore, ma non l’ultima, se tanto mi dà tanto, di una lunga serie imposta a dispetto di tutto, soprattutto della decenza (la Costituzione si può anche fare a meno di citarla più, considerato l’uso igienico-sanitario che se ne fa, nel silenzio quasi generale e nell’inazione colpevole di presunti difensori; il peggiore, quel Giorgio Napolitano che non voleva andarsene manco a spintoni).

SOLO UNA “BOZZA”… DELL’APARTHEID

“Bozza” (già pronta alla firma…) la chiama il ministro Marco Bussetti, facendo sospettare si tratti dell’imbarazzo di chi è stato sorpreso con il sorcio in bocca. All’Istruzione, da troppi anni perché si tratti di una disgraziata combinazione, mandano solo i peggiori, il che non può più essere un caso, ma ormai indice di una strategia a lungo termine che può essere negata solo negando l’evidenza, e che sposta sempre nuove risorse di Stato da Sud a Nord. La “bozza” ricalca i criteri varati dalla leghista di Forza Italia, Mariastella Gelmini, arcorianamente catapultata a devastare il ministero dell’Istruzione: è la tizia di studi scadenti che voleva corsi di recupero per i soli docenti meridionali, norma razzista che ne avrebbe certificato la minorità e l’insufficienza solo perché nati a Sud e dando per certificato (di nascita), che i docenti nati al Nord non hanno bisogno di recuperare niente, nemmeno uno e nemmeno per sbaglio: basta la carta di identità! Se non è questo il razzismo, cosa è razzismo? Ma la tizia rimase al suo posto e persino i parlamentari del Sud la sostenevano con il loro voto (in modo da potere, loro, sostenere la propria sfortunata progenie e, purtroppo, anche se stessi, con i 30 denari guadagnati vendendo la propria gente al mercato degli schiavi di Pontida o di Arcore. Altri, per far vedere che sono diversi, cambieranno solo il luogo del mercato, al servizio di un altro Matteo).

REDDITO PRO-CAPITE E QUOZIENTE INTELLETTIVO CRESCONO INSIEME. INFATTI IL TROTA…

L’infame cosiddetta “bozza” prevede di “sperimentare” (quindi, è definitivo…) la suddivisione fra atenei di serie A, tutti a Nord, e di serie B, tutti a Sud. Per far passare questa porcata razzista quale conseguenza di valutazioni oggettive, vengono dettati criteri che privilegiano la ricchezza dei territori in cui sorgono le università (facilità di trovare lavoro, di attrarre finanziamenti e iscritti da altrove, grazie alle maggiori possibilità dovute ai maggiori fondi), come se questo rendesse gli studenti più svegli e i professori più bravi. Basterebbe l’idea che al ministero ci sia gente che scambia il pil con il qi (il prodotto interno lordo, spesso molto lordo, con il quoziente intellettivo), per sapere a chi non far scrivere le norme. Fosse vero il nesso pil-qi farebbe degli scienziati di Umberto Bossi, tre volte (non)laureato in medicina, di suo figlio laureato all’estero in contumacia e pare a sua insaputa (manco quello sa!) e della stessa Gelmini cacciatrice di esamimici a promozione incorporata; o di Valeria Fedeli una titolata “più migliore”, visto che divenne ministra all’Istruzione, si scoprì, senza laurea, come da curriculum, e senza nemmeno il diploma di maturità, si scoprì pure (qualcuno addirittura sospetta che non si scoprì altro, perché le indagini non andarono oltre…).

LA SCUOLA, SOLO UN ALTRO DEGLI STRUMENTI CONTRO IL MEZZOGIORNO

La mezza dozzina di “criteri” che lo scriteriato ministero impone, mirano tutti a togliere studenti al Sud e a danneggiare le università meridionali. Lo ha denunciato Roars, sito dei ricercatori italiani. Ogni volta un po’ diversamente riformulate, le porcate anti-meridionali sono sempre quelle, da anni, documentate inutilmente da testi ponderosi (“Università in declino”) o snelli (“La laurea negata”) dal professor Gianfranco Viesti, da sindacalisti e docenti in memorie, convegni… La protervia con cui la demolizione della scuola al Sud prosegue, nonostante le proteste, lo sputtanamento dei metodi dei costruttori dell’apartheid, può avere una sola spiegazione: quanto accade è l’applicazione di un progetto che mira a desertificare il Sud e di cui l’ormai inqualificabile ministero è solo uno degli strumenti. Un sistema applicato nelle infrastrutture, dalle ferrovie (ora sulla carta hanno messo qualche soldo in più per il Sud, sino al 2022. Per quel che hanno fatto e fanno, non meritano fiducia; valuteremo via via dai fatti, dai treni che vedremo giungere), alla sanità (ai meridionali meno cure e peggiori e le lavorazioni siderurgiche assassine dismesse a Genova sono tutelate dai governi di ogni colore a Taranto, perché i tarantini possono morire, altri no), eccetera. Questa strage di diritti e di cittadinanza, trova nella demolizione del diritto allo studio dei meridionali uno dei campi in cui più feroce e spudorato è l’esercizio: da zero euro per gli asili ai cuccioli di terroni, allo svuotamento delle università; concentrazione di Centri di ricerca d’eccellenza solo al Nord, vedi IIT di Genova e Human Techonopole di Milano, idrovore di soldi di tutti gli italiani, per arricchire ancor di più i già ricchi, che poi vantano quei vantaggi come frutto della loro maggior capacità (pil-qi, you know?) e non della maggiore destrezza nell’appropriarsi di risorse pubbliche. La formazione professionale dei giovani costa al Sud decine di miliardi che restano al Nord (anche con tasse universitarie, affitti, magari in nero, spese di sostentamento).

CI RUBANO SOLDI, DOCENTI E STUDENTI

Con la complicità del ministero spacciatore di norme razziste, il Nord ruba al Sud i migliori docenti e gli studenti più ricchi: i morti di fame se ne restino in Terronia. A votare Salvini, magari.

Nessuna meraviglia: il Nord vuole l’apartheid nella Costituzione, con l’Autonomia differenziata. E dov’è la rivolta dei presidenti delle Regioni meridionali? Dei parlamentari del Sud? Fu la Gelmini a dare il via al razzismo applicato all’Istruzione, ma il suo partito era zeppo di complici terroni di Forza Italia. Con lei al ministero, furono esclusi dai programmi liceali di Letteratura italiana del Novecento, tutti gli autori e i poeti meridionali, anche se insigniti di Premio Nobel. Era il 2010; ed è ancora così, complici tutti! Fu un governo “tecnico” a proporre, con il ministro Francesco Profumo, quello che manco la Lega aveva avuto il coraggio di fare: la suddivisione dell’Italia in tre, con diritti a calare da Nord a Sud, per le borse di studio, per esempio. Fu il governo Pd di Enrico Letta a varare, a firma della disastrosa ministra Maria Grazia Carrozza, il decreto ammazza-università-del-Sud; ed era “di sinistra” il sottosegretario Rossi Doria che distribuì i fondi per combattere l’evasione scolastica (massima a Scampia e in alcuni quartieri di Palermo), non in proporzione al numero di bambini costretti ad abbandonare la scuola e, quindi, da recuperare, ma in rapporto al numero di iscritti (come distribuire occhiali per chi ci vede poco da lontano, non ai miopi, ma a chiunque abbia gli occhi, buoni o no); e sempre il Pd, dopo il passaggio della “non pervenuta” ministra Giannini, piazza la Fedeli al ministero. A fare l’elenco delle carognate a danno della scuola del Sud si rischia di far notte; una per tutte: i fondi per rimettere in sesto le scuole terremotate finirono in buona parte in Lombardia, per il 97 per cento al Nord e il 3 per cento al Sud, dove c’è la stragrande maggioranza di scole terremotate.

Tutte queste schifezze non sono episodi, ma passi di un percorso, al termine del quale, al Sud non resterà davvero nulla: né scuole, né studenti, né ospedali, né altro (dei treni siamo già stati privati e le strade non le hanno fatte, se si escludono quelle Nord-Sud prima per le truppe coloniali, poi per l’invasione di merci padane; e la Salerno-Reggio Calabria, costruita solo per l’ostinazione del ministro Giacono Mancini da Cosenza e contro il parere dell’Iri, è stata dichiarata “finita” dalla compagnia di comici illusionisti del Pd, nonostante 70 chilometri senza corsia d’emergenza e su cui, per lunghi tratti, si viaggia su una sola carreggiata).

REAGIRE (SINDACATI, PARLAMENTARI, PRESIDENTI DI REGIONE) , O SI È COMPLICI

Bisogna reagire a questo tentativo di colpo di grazia agli atenei del Sud; i sindacati (l’Usb si è già schierata) fermino lo scempio o sapremo che sono collusi o a trazione nordica, come la Lega, il Pd e tutto il resto; i parlamentari onesti, del Sud o no, chiamino a rapporto il ministro leghista all’Istruzione e i suoi collaboratori responsabili della “bozza”; i presidenti delle Regioni meridionali diano segno della loro esistenza in vita, vadano a rivoltare qualche scrivania a Roma, cazzo; facciano insieme, per una volta “qualcosa di meridionale”! E noi tutti, attrezziamoci per mettere in campo tutto il necessario perché gli autori di questa porcheria se la riportino via ben arrotolata, per usi più coerenti con la qualità dell’elaborato. E non tocchino più materie delicate come questa.

 

https://pinoaprile.me/la-guerra-al-sud-anche-del-ministero-istruzione/?fbclid=IwAR0chtALZ833GUH0AXl-IekG8D-22HuL7PmTmrjp5O9B5BYUf1QkeYM9btc