RIENTRANDO DAL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO, TORNO SULLE ELEZIONI

DI FABIO BALDASSARRI

In questi giorni sono stato al Salone Internazionale del Libro di Torino dove, naturalmente, si è discusso molto di politica, ma non nascondo che – chiuso il caso della presenza della casa editrice neofascista che presentava provocatoriamente il libro con un’intervista a Salvini – personalmente ne ho profittato per sottrarmi almeno a una certa campagna elettorale che leggo sulle notifiche del mio account fb. Tornando col treno a Piombino, città tradizionalmente operaia e di sinistra ove si vota anche per il comune, ho passato un po’ di tempo a mettere qualche “mi piace” sui post degli ultimi giorni ma, confesso, se ci fosse stata la possibilità di mettere dei “non mi piace” se non di peggio (limitandomi nell’uso di certe parole solo per educazione) ne avrei messi parecchi di più. Dunque, cos’è che “non mi piace”? Lo dico oggi. In ordine d’importanza non mi piacciono: 1) i vetero comunisti che sostengono candidati di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, ovvero di centro destra; 2) quelli che votano M5s – cioè il movimento che consente di governare a una maggioranza il cui asse, grazie alla Lega, si è spostato visibilmente a destra – pensando, alcuni di essi ingenuamente, che sostenere un governo così possa considerarsi una cosa di sinistra; 3) chi ignora il vero significato assunto dal termine “comunismo” – importante lascito storico delle lotte condotte per la liberazione dal nazifascismo – ma, per come si manifestò nel Pci di Enrico Berlinguer, necessitante di un “partito nuovo” che doveva trovare e trovò consenso tanto da commuovere l’intera Italia quando il suo segretario fu colto da morte improvvisa. Da questo punto di vista posso anche dire “non mi piace” chi fa appello alla nostalgia di un “comunismo sui generis”, testimonianza sempre più molecolare e persino ignorante dell’importanza che Lenin dette, in fase rivoluzionaria, ai rapporti di forza… aliena, cioè, dal ricordare che in Italia c’è una democrazia che va difesa perché orgogliosamente conquistata con la lotta armata della Resistenza, la Repubblica e la Costituzione, ove i rapporti di forza (così decisero le forze antifasciste) si misurano nelle urne e/o col libero e pacifico confronto di cui il conflitto sociale è una componente. Tanto più “non mi piace”, in generale, chi non vede quanto i programmi che stanno circolando paiono minestroni in cui vengono ripetute più o meno le stesse cose senza riconoscere le potenzialità del “già fatto” e le difficoltà di “ulteriori sviluppi” in una fase di crisi che (basta leggere i giornali) non è solo locale: pura demagogia, insomma. Ecco perché assegno il “mi piace” solo ai sostenitori di “Anna Tempestini sindaco” di Piombino, che voterò e invito a votare perché di tante potenzialità, ma anche di tante difficoltà, questa donna se ne intende non solo per ispirazione ideale, ma anche per l’esperienza amministrativa e l’appartenenza a una coalizione che più di ogni altra esprime il civismo democratico di una sinistra che può essere criticata quando serve (ci mancherebbe!… soprattutto se sono critiche che non ci spostano dall’area della sinistra democratica nemmeno quando si è soli e non rischiano di catapultarci, neppure per caso, su posizioni velleitarie e/o decisamente di destra) ma sanno riconoscere quanta buona fede ancora vi sia nella gran parte dei militanti con cui sono state fatte importanti battaglie e, mi permetto di dire, anche molti laici, cattolici popolari e socialisti: niente a che vedere, cioè, con le velleità, i narcisismi e gli equivoci del centro destra “finto liberale” nonché di altre ambigue figure con quei programmi minestrone che grondano presunzione infantile da un lato, e senile sete di rivalsa dall’altro. Per l’Europa, che a me sembra anche più importante del voto locale ma se ne parla poco, occorre infine uno sforzo ulteriore prima del 26 maggio. Occorre capire, cioè, che nella futura Ue sono sempre più visibili due ipotesi di alleanze: una di centro sinistra e l’altra di centro destra, entrambe orientate al cambiamento. Ma credo che a sinistra non dovremmo avere dubbi nell’esprimere consenso per chi sta nel Pse, non solo per una questione di alleanze politiche atte a maturare nella direzione congeniale alle necessità dei più bisognosi e dei più meritevoli questo cambiamento nonostante le difficoltà in essere, ma anche perché il nazionalismo sovranista e populista di una parte del nord Europa e del centro est (vedi il caso emblematico dell’Austria) produrrebbe situazioni più perniciose per tutti se ne venisse fuori un rapporto organico col Ppe. In poche parole, a me sembra che si veda già assai bene come quel nazionalismo e quel sovranismo non hanno nessuna voglia di essere tolleranti con il debito pubblico e le politiche di bilancio che non corrispondono a criteri fin troppo esigenti, figuriamoci sulla questione della ripartizione delle quote di migranti sbarcati in Italia solo perché più vicina all’Africa! E, semmai, contribuirebbero al rapido disfacimento della Ue lasciando tutti – Italia in primis – come don Abbondio: vasi di coccio fra vasi di ferro quali Stati Uniti, Russia e Cina. Le incrinature sui vasi di coccio e le possibili conseguenze sono già visibili a nord ovest con la Brexit, e nel Medioriente e nel Mediterraneo con il fragore della questione libica (in particolare per i nostri interessi) ma non solo. Le cose che ho detto mi sembrano, perciò, prioritarie. Dirò poi con calma, per gli amici e le amiche che mi seguono su fb, cose più personali e di diverso argomento (anche con qualche fotografia) che mi porto dietro dalla partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino. Di più, senz’altro, si troverà sulla mia pagina https://www.facebook.com/fabiobaldassarri.scritti/