VAURO ORMAI NON FA PIÙ RIDERE

DI ALBERTO BENZONI


Da tempo, Vauro non fa più ridere. Si è rinsecchito. Inaridite le passioni, inariditi i furori che cavalcava, sono rimasti solo i suoi tic e le sue mossette. I tic e le mossette di un comunista osservante per il quale l’avversario politico è sempre, almeno in nuce, un nemico da colpire e da abbattere. I tic e le mossette dell’umorista di fiducia di Michele Santoro: quello che al termine delle sue messe dipingeva sul muro le fattezze e le indegnità del diavolo di turno. E soprattutto i tic e le mossette del bullo toscano di turno, la cui suprema goduria è sempre stata quella di prendere a calci i morti e quelli che non possono più difendersi. Meglio ancora se dalle pagine di una rivista renzian-chic il cui nome è “Left”.
“Left”, sinistra. Un ambiente in cui sputare sul socialisti o, peggio ancora, fare finta che non siano mai esistiti, è diventato un tic, leggi un’abitudine generalizzata tanto più perchè praticata senza alcun rischio (anche se, per la verità, con un’utilità sempre minore).
Inutili, allora, le nostre denunce e le nostre proteste; non siamo più di fronte alla “damnatio memoriae” o alla congiura del silenzio. Semplicemente, non esistiamo più, anzi non siamo mai esistiti.
Ci rimane allora una sola cosa da fare. Uscire dalla camera chiusa e insonorizzata in cui ci siamo rinchiusi per gridare al alta voce, in un ambiente degradato e ostile le ragioni del socialismo, del nostro passato e del nostro.futuro.
Gridare e gridare ancora; fino a trovare un’eco. Perchè, se le parole di Vauro, esatta rappresentazione del degrado del personaggio e dell’ambiente che lo circonda, ci offendono, a ucciderci, giorno dopo giorno, è il silenzio.