C’ERA UNA VOLTA IL CAMERIERE

DI CHIARA FARIGU

Potrebbe essere questo l’incipit della storia di un mestiere che sembra non interessare più i giovani di oggi. Fare il cameriere il barista o stare al bancone ha perso gran parte del fascino che attirava i giovani sino a ieri l’altro. Quando indossare una divisa, prendere gli ordinativi e servire ai tavoli era visto con simpatia.

Un mestiere che garantiva uno stipendio sicuro che si poteva ‘arrotondare’ con le mance dei clienti. Un mestiere da fare stando a contatto con la gente di cui ascoltare confidenze preoccupazioni momenti di gioia.

Un mestiere da fare al caldo d’inverno e al fresco d’estate. Che poi, però, anno dopo anno ha perso quello smalto che lo rendeva così particolare.

Tanto che gli esercenti parlano di ‘emergenza’. Sebbene la paga sia del tutto rispettabile, si aggira dai 1300 ai 1800 euro mensili, compresi vitto alloggio. Che di questi tempi, vista la crisi che c’è, sembra una vera manna.

Eppure è un lavoro che i nostri giovani sembrano snobbare perché ‘degradante’. Non certo sciccoso come fare lo chef dove comandi, ti arrabbi, crei e sei osannato dai clienti pronti a pagare una fortuna per pochi maccheroni però ‘impiattati’ coi fiocchi e i controfiocchi.

E’ allarme in tutta la penisola, da nord a sud, isole comprese, spiega Luciano Sbraga, responsabile dell’ufficio studi di FIPE-Confcommercio (Federazione nazionale dei pubblici esercizi).

Ha fatto clamore, qualche giorno fa la denuncia della titolare di una nota pasticceria cagliaritana: ‘Non trovo un lavapiatti. Nessuno vuole lavorare di sera o di domenica” (Fonte L’Unione Sarda.it).

Un annuncio, il suo rimasto a lungo senza risposta. A non piacere l’orario di lavoro, 7 al giorno con turni anche nei giorni festivi, a fronte di uno stipendio di 1200 euro mensili.
“C’è chi mi ha detto che la domenica non poteva lavorare perché giocava a calcio. Chi mi ha spiegato che di sera non era disponibile perché doveva preoccuparsi della moglie e del figlio. E chi, senza imbarazzo, mi ha chiesto la possibilità di non lavorare nel fine settimana, i giorni, peraltro, nei quali abbiamo la maggior affluenza”.

Insomma, quel lavoro non è adatto ai fighetti di oggi. A presentarsi, un nigeriano, Papa Diop, 28 anni con moglie e una figlia a carico. Disponibile, fin da subito ad indossare il grembiule di ordinanza e a darci sotto con acqua, detersivo e olio di gomito per far brillare tazzine, bicchieri, stoviglie forni e fornelli.
Voja de lavorà sartame addosso, dicono a Roma. Sarà davvero questa a mancare ai nostri giovani o questo fuggi fuggi è riconducibile ad altri motivi al momento sconosciuti che andrebbero analizzati?

Perché se è buona la prima sarebbe davvero triste dar ragione alla Fornero quando apostrofava i nostri giovani rampolli con quel nomignolo british a lei tanto caro.