DUE PESI E DUE MISURE

DI MARINA POMANTE

L’indignazione popolare si è scagliata contro un elemosiniere del Papa perchè ha tolto i sigilli al palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme 55, a cui era stata staccata la corrente. L’elemosiniere è finito anche sotto inchiesta. Ma nessuno si indigna dei morosi di via Napoleone III, dove si trova la sede di Casapound. Anche lì c’è un debito pari a 330mila euro con pignoramento che risale al 14 settembre 2018, visto che il palazzo è attaccato alla rete e il distacco senza sgombero appare problematico.

L’Acea ci ha aveva provato tre anni fa. Lo scrive Lorenzo D’Albergo su Repubblica. I tecnici sono andati con tanto di polizia e hanno portato a termine l’operazione. Ma tutto è durato poco.

La luce venne staccata a CasaPound. Ma la morosa testuggine fascista non restò a guardare. Nel giro di poche ore la situazione tornò alla normalità. La corrente venne riallacciata, senza versare un centesimo nelle casse della partecipata del Comune.

I tecnici di Acea ci hanno riprovato altre volte e più volte, ma senza riuscire nell’impresa.

I residenti che occupano lo stabile di proprietà del Demanio dal 26 dicembre 2003 fanno resistenza e si oppongono in maniera aggressiva. Risulta addirittura troppo pericoloso provare ad avvicinarsi al palazzone alle spalle della stazione Termini senza il supporto delle Forze dell’Ordine. Meglio andare per vie legali e affidarsi al tribunale civile. Questa è la decisione dei vertici della multiutility, che hanno già chiesto e ottenuto due decreti ingiuntivi.

Il tentativo dell’azienda è sperare di recuperare il credito, grazie ad azioni legali che vadano a erodere gli eventuali crediti che Casapound ha o potrebbe avere nei confronti di altri soggetti, pubblici o privati, poichè questi soggetti, in base alla legge sarebbero obbligati al versamento delle somme alla multiutility.

Al momento tuttavia nessun importo relativo è mai stato incassato dall’Acea.