ENTRO DUE ANNI AVREMO UN ROBOT-AVATAR CHE PRENDERA’ IL NOSTRO POSTO

DI ALBERTO FORCHIELLI

Un concorso della Xprize Foundation ha un termine perentorio: il 2011. Entro quella data dovrà essere realizzato dai concorrenti un perfetto robot-avatar. Sfida impegnativa, e prospettiva esaltante (ma anche un po’ inquietante).

L’Italia non è riuscita a giocare nei Mondiali di calcio del 2018 però, per la capacità tecnologica necessaria, sarebbe più opportuno riuscire a partecipare alla competizione della Xprize Foundation. Non tanto per i 10 milioni di dollari stanziati per il vincitore ma perché partecipare – e addirittura vincere – vorrebbe dire essere in grado di realizzare un robot, nostro avatar, «telecomandabile» fino a 100 chilometri di distanza!

L’idea nasce da quel vulcano d’innovazione di Peter Diamandis, fondatore di Xprize, che proprio a ridosso dei Mondiali in Russia ha presentato ad Austin, in Texas, questo ambizioso concorso che vedrà l’assegnazione del primo premio entro la fine del 2021. Con poche indicazioni di massima: l’utente che «piloterà» a distanza non dovrà essere particolarmente addestrato o avere competenze super-tecniche e il suo avatar – il robot – dovrà vedere, ascoltare, sentire e interagire con l’ambiente e le relative persone presenti, compiendo attività sia semplici sia complesse (senza però entrare nella definizione di tali attività complesse).

Se pensiamo, nello specifico, a quante tecnologie dovranno essere abbinate insieme per realizzare il nostro robot-avatar telecomandato, viene la pelle d’oca.

Sì, siamo di fronte alla fantascienza. E se pensiamo, nello specifico, a quante tecnologie dovranno essere abbinate insieme per realizzare il nostro robot-avatar telecomandato, viene la pelle d’oca: dalla robotica umanoide alle comunicazioni su larga banda fino alla realtà virtuale e al tatto ad alta risoluzione.

Per scenari di applicazione senza confini, in tutti i sensi, perché, come ha spiegato Diamandis: «I soccorsi possono arrivare in territori di guerra o in zone troppo pericolose per gli esseri umani oppure ci si può prendere cura di un proprio caro che non vive vicino a noi e ancora si può addirittura pensare di visitare altre parti del mondo restando comodamente a casa, per una nuova forma di turismo potenzialmente rivoluzionario e sempre più virtuale». Insomma, competenze e servizi a distanza oggi inimmaginabili.

Sia chiaro, nonostante la suggestione pazzesca, la sfida lo è altrettanto; e chissà, magari nemmeno raggiungibile alla data del 2021, peraltro così vicina. Innanzitutto perché i movimenti umani replicati dai robot, anche se ottimi relativamente ai miglioramenti raggiunti, sono ancora «primordiali» rispetto all’originale. Basti pensare, su tutti, alla difficoltà insita nel semplice camminare, per non parlare di salire e scendere le scale. Un altro scoglio difficile da superare è legato all’autonomia di questi «aggeggioni». Il mio avatar-robot consumerà ben più di una Ferrari e di una Lamborghini messe insieme! E l’attuale robot umanoide più avanzato, che viene individuato nell’Atlas della Boston Dynamics, funziona per un’ora, poi «festa finita», bisogna riattaccarlo alla spina. E come la mettiamo con la realtà virtuale? Il mercato è dinamico ma non certo adeguato alle esigenze in questione. E se la guida satellitare sarà sempre più precisa, in questo caso la tracciabilità del movimento del nostro avatar la metterà a dura prova. Così come la corrispondenza dei vari sensi fino all’interagire con altri.

L’attuale robot umanoide più avanzato, che viene individuato nell’Atlas della Boston Dynamics, funziona per un’ora, poi «festa finita», bisogna riattaccarlo alla spina.

A prescindere dai dettagli tecnici legati alle innovazioni dei prossimi anni e dal fatto, concreto, che al MIT di Boston hanno già utilizzato la realtà virtuale per controllare le attività dei robot, resta che la sfida dell’umanità è davvero senza confini o quasi.

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