IL GIRO A TERRACINA RICORDA GIANCARLO, VITTIMA ASSURDA DI 50 ANNI FA

DI CLAUDIA SABA

22 Maggio 2019.
Alle 15.22 gli atleti del giro d’Italia invadono le strade di Latina.
Accolti con gioia dai bambini che oggi, per l’occasione, non sono andati a scuola.
Scuole chiuse, strade chiuse, negozi chiusi.
Bandiere festose sventolano sotto la pioggia, mentre attendono gli atleti.
Tom Dumoulin si è ritirato e la corsa perde così uno dei favoriti.
Ma oggi è anche un giorno di tristi ricordi.
Oggi, come quel 22 maggio 1969, il Giro d’Italia farà tappa nella città di Terracina.
Sono trascorsi 50 anni da quell’edizione della “Corsa Rosa”.
Era la cinquantaduesima e si svolse in ventitré tappe.
Dal 16 maggio all’ 8 giugno lungo un percorso di 3851 km.
Un percorso impegnativo fatto di ripide salite.
Vinse Felice Gimondi.
Quella giornata, però, fu segnata da un tragico episodio, proprio a Terracina, la stessa città che
oggi, come allora, ospiterà la quinta tappa del Giro d’Italia 2019.
Lui si chiamava Giancarlo Manzi. Aveva solo 11 anni.
Quel giorno si trovava con i suoi genitori sul lungomare Circe.
Sopra di lui uno striscione che segnava il traguardo della settima tappa.
Era così felice di accogliere la “carovana rosa” che si fermava proprio nella sua città.
Occhi ridenti, pieni di entusiasmo e l’orgoglio di poter assistere a quell’evento per lui così speciale.
Giancarlo attendeva lì i suoi beniamini.
Ignaro del tragico destino che stava per abbattersi su di lui.
Fu Eddy Merckx a vincere la tappa. E a pochi metri dal traguardo, accadde la tragedia.
Una tribuna crollò per motivi che a tutt’oggi non sono ancora chiari.
Giancarlo venne schiacciato dal peso della tribuna e
48 spettatori rimasero feriti.
Tra questi, dodici furono ricoverati in gravi condizioni.
Un’ombra scura si abbatté sulla città di Terracina.
E quel momento di festa, si trasformò improvvisamente in tragedia, una tragedia che ancora oggi resta impressa nei cuori di tutti e che Sandro, testimone di quella tragedia, ricorda molto bene.
E racconta: “Sono passati 50 anni, ma ogni anno mi vengono ancora i brividi addosso. Giancarlo era mio compagno di banco e di giochi. Quel giorno eravamo sotto quella maledetta tribuna, e, per ben due volte i vigili ci cacciarono, io ed un altro compagno decidemmo di spostarci al di fuori della tribuna, discutemmo, ma lui volle ritornare a tutti i costi lì sotto.
Diversamente, noi due, decidemmo il contrario e ci spostammo alcuni metri al di fuori della tribuna.
Oggi la mia lancetta del tempo è ritornata a 50 anni fa”.
Una testimonianza toccante che ancora segna il suo tempo.
Merckx venne poi squalificato dalla gara perché positivo al test anti-doping.
Fu, quella, una grande sconfitta.
Per Giancarlo, per la sua famiglia e per lo sport.
Quel bimbo di 11 anni, così pieno di entusiasmo, oggi avrebbe 61 anni.
Chissà se vedrà la gara.
E chissà se, guardando, avrà lo stesso entusiasmo di allora.
Forse sorriderà, al taglio del nastro che oggi, come allora, accoglierà gli atleti del Giro d’Italia ancora una volta, nella sua città.