IL PANORAMA POLITICO, UN PAESAGGIO POST ATOMICO

DI ALBERICO GIOSTRA

Il panorama politico appare ancora una volta un paesaggio post atomico, abitato da una congerie di partiti che, mossi da istanze ostinatamente identitarie, hanno completamente smarrito ogni rotta politica e sembrano naufraghi che annaspano in acque tumultuose. La Lega non ha margini di azione se non il pensare di poter attingere ancor più consenso aumentando la dose di bieco cinismo con il quale affronta ogni dossier. Perché in realtà non ha alternative a questa ormai defunta maggioranza, essendo una maggioranza con Berlusconi senza numeri (Fdi compreso) e presentando non pochi motivi di attrito sui contenuti. Il M5S ha rivelato il suo vero volto ipocrita e trasformista agli elettori di sinistra che gli hanno attribuito quel plus valore cui deve il successo del 4 marzo 2018, e d’ora in poi sarà difficile sedurli ancora con sparate contro le multinazionali. Ma il problema di fondo del M5S è che ha perso l’allure di partito anti-sistema, e al governo non solo non risolve demiurgicamente i problemi, non solo tradisce i proclami con cui ha strappato voti ad elettori confusi e provati dalla crisi, ma mostra un ripugnante opportunismo figlio del suo genetico trasformismo ideologico di partito rivoluzionario senza una dottrina. E ora i 5S non hanno alcuna strada davanti a loro: tornare al governo con la Lega sarà difficile, andarci con il Pd, ammesso non concesso che i dem siano disponibili, significa perdere voti a destra e sconfessare 10 anni di insulti e fake news che gli hanno fruttato voti dal qualunquismo di destra e di sinistra. Il Pd dal canto suo non sembra avere molti margini d’azione se non il cercare di recuperare, (con un identitarismo a bassa intensità) qualche voto di sinistra ai 5s, impresa peraltro non proibitiva di questi tempi. Debole come forza d’opposizione (ma visti gli scempi grillo-leghisti del passato questa appare una virtù), o sceglie un’alleanza di governo con il M5S (smentendo quanto affermato sinora) o sceglie quella con Forza Italia, che è devastante politicamente, riconsegnerebbe i voti di sinistra ai 5s, e soprattutto non avrebbe i numeri. Tertium non datur, visto che il solo pensare di rispolverare lo strampalato slogan veltroniano del Pd maggioritario fa venire la nausea a tutti. In sostanza, la destra Lega-FI-FdI cresce grazie al Carroccio ma non arriva alla maggioranza, il Cavaliere appare politicamente archiviato e gli eccessi salviniani hanno sì gonfiato i sondaggi e ringalluzzito l’Italia fascista e razzista, ma hanno riacceso nel paese una resistenza della sinistra come avvenne negli anni d’oro del berlusconismo. A sinistra non stanno certo meglio: il Pd è in ripresa come il Pil, ovvero con percentuali stagnanti, ma è lontanissimo da qualsivoglia maggioranza e soprattutto non ha strategie se non quella di cercare di transitare oltre il renzismo senza peraltro dire come. Ad esempio: Zingaretti, che ha affermato che se governerà non toccherà il reddito di cittadinanza, può dirci per favore che intenzioni ha con l’articolo 18? Lo vuole reintrodurre o no?