IL PEGGIO DELL’ODIO

DI SILVIA GARAMBOIS

“Ti stupro”. L’odio urlato contro una donna, la violenza totale, l’arma da cui non puoi difenderti. A Casal Bruciato è stato gridato contro la donna rom alla quale era stata regolarmente assegnata una casa, il razzismo, la minaccia della vendetta. E questa volta lo abbiamo sentito tutti, il ghiaccio dentro le ossa. Come dire “ti sparo, ti ammazzo”, e peggio, peggio: sei niente e ti anniento…

Le cronache faticosamente raccontano di donne stuprate come rivalsa di malavita per lo “sgarro” dei figli: ma la violenza sessuale suscita vergogna nella vittima, il coraggio della denuncia spesso non c’è. A Franca Rame sono serviti due anni per affrontare l’incubo dello stupro di cui era stata vittima da parte di cinque fascisti, e raccontarlo in tv, sul palcoscenico: un monologo che finiva con un angoscioso “Li denuncerò domani…”. E dietro le quinte piangeva.

Lo stupro, che è sempre violenza orrenda (le storie si ripetono, giorno su giorno, tutte diverse, tutte uguali), sopraffazione, umiliazione e negazione della donna, diventa così anche arma, utilizzato coscientemente come arma, distruttivo come arma.

Lo stupro come arma di guerra è nella storia, dai tempi delle Sabine. Ci furono stupri di guerra nel nostro Paese nella Seconda Guerra mondiale, di tutti gli eserciti. Ci sono stati nella guerra della ex Jugoslavia. Ci sono nelle guerre in Africa: sembrano storie lontane. Sono storie uguali a quella di Casal Bruciato.

Eppure c’è voluto un Premio Nobel per la Pace, l’anno scorso, Il riconoscimento all’impegno contro la violenza sessuale usata come arma sistematica di guerra a Denis Mukwege e Nadia Murad, un medico in prima linea nel Congo e una donna simbolo degli abusi dell’ISIS sugli Yazidi, perché l’Onu arrivasse a scrivere nero su bianco che, è vero, lo stupro è un’arma contro le donne.

C’erano dei “veti”. I veti delle grandi potenze, nessuna immune dalla vergogna: Stati Uniti, Russia, Cina. Alla fine, e solo poche settimane fa (a fine aprile) il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha finalmente approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) la risoluzione sulla violenza sessuale in conflitto: “volta a combattere l’uso dello stupro come arma in guerra”.

Gli Stati Uniti hanno dato l’ok solo dopo aver ottenuto che la risoluzione venisse annacquata: non viene riconosciuto alle donne stuprate il diritto di abortire. E non c’è neanche l’osservatorio per monitorare e segnalare le atrocità durante la guerra, che ha reso compattamente contrarie le maggiori potenze. Prima l’onore della bandiera…