PASSI (BREVISSIME DAL SALONE)

DI LOREDANA LIPPERINI

Come al solito, vorrei avere più tempo per scrivere e riflettere sui giorni passati. Ma sono tornata ieri sera da Torino, oggi sono in conduzione, le giornate continuano a srotolarsi convulse davanti a me. Dunque, procedo per frammenti. Non sono fatte così, del resto, le nostre vite? Non abbiamo il tempo di raccontarci e raccontare delle storie, “Casalinga trova il tempo di scrivere storie”, titolava un quotidiano del Canada quando uscì una raccolta di racconti di Alice Munro.
Trovare il tempo, dunque, almeno per dire qualcosa, per frammenti appunto, sul Salone appena trascorso. Due in realtà. Due che riguardano quel tempo, il tempo delle storie che non sempre riusciamo a dire.
Comunità è la parola molto usata in questi giorni, in diverse direzioni e con diverse motivazioni. La mia sensazione è che se per una settimana si è passati dalla discussione attorno al proprio libro alla discussione sul ruolo di chi scrive libri è un passo avanti importantissimo. I passi in avanti non sono mai facili né privi di sofferenza, spesso seguono passi indietro e passi di lato, ma non vanno ignorati. E’ un passo ed è un fatto.
La seconda parola è narrazione. Il Salone ne è stato ricchissimo. Intendo, ha anche favorito storie nuove. Mi riferisco a due casi: gli scrittori de “Il nostro scontento” e il loro modo di raccontare le disuguaglianze e l’abbandono, e dunque il terremoto, il precariato, l’ingiustizia, la fatica, il carcere. E gli scrittori di Villa Diodati, che hanno dato vita a quattro racconti potentissimi sull’immortalità. Potentissimi davvero, lo giuro (così come affascinante e profonda è stata la discussione apparentemente “pop” sull’immortalità).
E’ un altro passo, ed è peraltro solo quello che racconto direttamente, e che direttamente ho seguito. Penso che se continueremo a mettere passi in fila, uno dietro l’altro, cercando di perseguire la complessità e non la riduzione a slogan, qualcosa potrebbe cambiare.

Come scrive Chiara Volpato, “le principali ricette per ridurre le disuguaglianze sono due: la prima consiste nell’aumentare l’istruzione di tutti i ceti social. È necessario che tutti i cittadini possano accedere al sapere e avere le stesse possibilità di formazione, le stesse opportunità di partenza e gli stessi aiuti lungo il percorso. La seconda ricetta riguarda la costruzione di un nuovo pensiero, su cui basare un’azione politica volta al benessere collettivo e non al mero perseguimento di scopi individuali. L’individualismo esasperato che costituisce il nocciolo dell’ideologia imperante deve essere sostituito da un pensiero fondato sulla considerazione e sulla promozione del bene comune. Il denaro non è l’unica forma di ricchezza. Famiglia, amicizie, reti sociali, impegno politico, salute, cultura, istruzione, bellezza sono le forme di ricchezza, che dovremmo cercare di moltiplicare in un clima di maggiore uguaglianza tra tutti i cittadini”.

That’s all, folks.

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