RETAKE E LA SUSSIDIARIETA’ PER IL DECORO URBANO

DI ELISA BENZONI

Lo diciamo subito, e a scanso di equivoci: chiunque si impegni per rendere il suo contesto ambientale migliore cercando di limitare le situazioni di degrado, valorizzando i beni pubblici e diffondendo il senso civico nel territorio, è il benvenuto. In questo contesto si muove Retake: migliaia le iniziative in Italia, e in 38 città, per rendere pulite e decorose strade, scuole, giardini, coprendo esigenze cui le nostre amministrazioni locali non sembrano più in grado di fare fronte, a partire dalla manutenzione dell’esistente (primo punto sacrificale in uno scenario di crisi economica).
“Retake nasce nel 2009 a Roma – ci dice Rebecca Spitzmiller, fondatrice dell’organizzazione – e sin dal primo momento comincia a dialogare e a collaborare con le istituzioni, diventando onlus nel 2014. Un passo importante e necessario proprio nell’ottica di essere un soggetto interlocutore del pubblico”.
Due però le questioni che Retake e le iniziative come queste, aprono.
La prima ha a che fare con l’inerzia dei comuni e con la conseguente troppo marcata autonomia dell’iniziativa. Se un’attività del genere non viene incardinata in un contesto normativo preciso il rischio di sbagliare diventa alto. Potrebbero essere dimenticate zone periferiche delle città. O, più semplicemente si potrebbe porre in essere interventi manutentivi inutili o, addirittura dannosi.
Una inerzia che potrebbe portare – e questo è il secondo problema – a una generale delega di responsabilità e operato dei comuni. Mentre gli obiettivi devono essere condivisi e stabiliti con criteri collaborativi che lascino sì spazio all’iniziativa dei volontari ma che vengano inquadrati in una programmazione di interventi che non può non essere istituzionale.
Il Comune di Bologna è stato il primo a dotarsi di un “Patto per la collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione di beni comuni urbani”. E’ la realizzazione più d’avanguardia della sussidiarietà verticale, dove il cittadino “attivo” (così viene definito, nella normativa), collabora con la pubblica amministrazione per manutenere e curare spazi pubblici in situazione di degrado ed è prevista una rendicontazione di quanto messo in opera. Condivisione programmatica e rendicontazione realizzate in diverse amministrazioni locali.
Ma in molte realtà urbane il quadro normativo è ancora di là da venire. La stessa Roma si mosse al riguardo nel 2015, poi tutto si interruppe con la caduta della Giunta. Ora c’è solo un tavolo del decoro (per la cui costituzione si è spesa Retake), al quale prendono parte Comune e Servizio giardini e partecipate municipali. E in una situazione del genere si finisce per chiedere permessi ad hoc per iniziative contro il degrado; ma comunque situazioni lontane da una reale programmazione condivisa.
Insomma si tratta di un fenomeno che le istituzioni devono governare e gestire almeno a livello di sussidiarietà.
E’ questo un punto dirimente, perché per eterogenesi dei fini potremmo trovarci di fronte al degrado contrastato con strumenti che potrebbero renderlo addirittura più manifesto; aumentando il disimpegno delle amministrazioni che potrebbero delegare completamente a soggetti terzi.
Qui si gioca il successo di una iniziativa estremamente interessante ma che ha bisogno di essere gestita non ignorata.