SBLOCCA CANTIERI? SBLOCCA MAFIE

DI LUCA SOLDI

 

In giorni in cui si nominano le norme antimafia come freno al rilancio del Paese ecco la prima interdittiva antimafia per una azienda che lavora al ponte Morandi.

La Dia ha notificato un provvedimento del prefetto ad una azienda del napoletano la Tecnodem di Napoli. L’azienda che si occupa di demolizioni di materiali ferrosi sarebbe ritenuta permeabile alla mafia.
Nel febbraio scorso l’azienda è stata inserita tra le ditte subappaltatrici per la demolizione e la bonifica di impianti tecnologici per un valore di 100 mila euro. Il committente è Fratelli Omini.

Amministratrice e socio unico sarebbe Consiglia Marigliano, senza esperienze professionali di settore, consuocera di Ferdinando Varlese, pregiudicato napoletano domiciliato a Rapallo, dipendente della società. Tra le condanne di Varlese spicca quella della Corte d’appello di Napoli (1986) per associazione a delinquere che rivela rapporti con il clan Misso-Mazzarella-Sarno, dell’organizzazione camorristica “Nuova Famiglia” con boss Michele Zaza e il nipote Ciro Mazzarella, e una del 2006 che testimonia rapporti con il clan D’Amico. Il commissario per il Ponte ha risolto il contratto.
Questo uno dei tanti episodi che si susseguono e che minacciano di accrescere grazie alle panacee dello SBLOCCA CANTIERI.
Il famoso decreto sblocca cantieri in realtà non sbloccherebbe nulla anzi smantella il ruolo dell’Autorità nazionale contro la corruzione (Anac), apre a pratiche opache e discrezionali del commissariamento, sancisce il ritorno al massimo ribasso, deregolamenta l’assegnazione di subappalti e, come se non bastasse, moltiplica il rischio di infiltrazione delle mafie negli appalti.