STORIA DI JAFFER, CHE VEDE IL MONDO CON GLI OCCHI DI SUO NONNO “ADOTTIVO”

DI ANNA LISA MINUTILLO

84 anni, un cuore limpido che non conosce età e non si è lasciato imbruttire dalle varie fasi della vita che ha attraversato. Un’ età che è un traguardo raggiunto tra stupori e indignazioni, così Romano Carletti sceglie di diventare il “nonno adottivo” di un bimbo macedone, non vedente fin dalla nascita che è giunto in Italia insieme alla sua famiglia per potersi curare. Una famiglia che risiede alla Consuma, una valle situata al confine tra Firenze ed Arezzo, una zona in cui il sole alberga poco ed a fare compagnia c’è il clima rigido invernale per la maggior parte dell’anno. un incontro che ha qualcosa di magico quello tra Romano e Jaffer, un nome che l’anziano nonno non riesce neanche a pronunciare. Un bimbo che deve molto a questo uomo che porta con se i valori che paiono consunti dal tempo, dalla frenesia dell’epoca in cui viviamo. E’ lui che tutte le mattine, si reca in macchina a casa di Jaffer, lo preleva con infinita dolcezza, gli tiene la mano per rassicurarlo, lo fa ancorare al suo braccio dove sono incisi i segni del passato che tornano utili anche nel presente e gli fa da guida nel fargli attraversare la strada. Senza l’aiuto di Romano, Jaffer a scuola non potrebbe recarvisi. Suo padre che fa il taglialegna, ha orari di lavoro che lo vedono impegnato fin dalle prime ore del giorno e così, all’alba, quando ancora il resto del mondo riposa, lui sta già lavorando per non lasciare la sua famiglia senza supporto economico.

Colpi di ascia che rimbombano nella valle, tra il senso di colpa per non riuscire ad essere presente tanto quanto vorrebbe e il senso di responsabilità a cui non viene meno pur di conservarlo comunque un lavoro. La sua mamma invece non ha la patente, e non guidando non può accompagnarlo in quella scuola dove Jaffer diventa un bimbo come gli altri che pur non vedendo colori ed espressioni le disegna nella sua mente e si sente parte di un tutto, quel tutto che avrebbe potuto escluderlo dal mondo, dall’interazione con i compagni, dalla condivisione di momenti che lasciano tracce nel buio che lo avvolge.

Una vita che prima dell’intervento di Romano pareva volgere al peggio, il problema del recarsi a scuola per Jaffer andava risolto e stava diventando una sorta di tormentone. La fortuna per questa famiglia è stata quella di andare a vivere a pochi metri di distanza dall’abitazione di Romano. Quando questi ha realizzato che il bimbo era non vedente in lui è scaturito il bisogno di rendersi utile di fare qualcosa per questo bimbo privato della vista. Si è chiesto spesso Romano a quante cose questo piccolo per la sua condizione ha dovuto e deve rinunciare, e lui che invece la bellezza del mondo può continuare a vederla e l’ha vista non poteva restare insensibile a questa che appare come un’ingiustizia ai danni di chi ha tutto il diritto di poter osservare la natura, i colori, la vastità del cielo e del mare, il panorama che lo circonda, i volti di chi gli ha dato la vita.

Poche esitazioni e Romano decide che la mattina la sua sveglia può suonare un po’ prima del solito. Alle 7.30 ormai da Settembre, la sveglia suona, un caffè veloce, un cappotto per coprirsi dal freddo e l’inseparabile cappello di lana e Romano è pronto per andare a prendere Jaffer . Sale in macchina, qualche manovra per uscire dal garage e giunge davanti a casa del bambino. Scende dall’auto, pochi passi ed entra nell’abitazione. Sono passi discreti i suoi, passi che non vogliono disturbare, passi che hanno solcato le strade della vita per giungere fino qui dove una speranza per una vita migliore non deve mancare. Così dopo aver salutato la mamma del bimbo, con cura depone lo zaino sulle spalle del piccolo amico e prendendolo per mano gli chiede se è contento di recarsi a scuola. Jaffer non ha dubbi e risponde di sì. Pronti per quel viaggio quotidiano che si svolge tra tornanti e distese di abeti che svettano verso il cielo, tra i suoni della natura, tra aspettative e ricordi, tra i non detto e la grande empatia che si è creata tra questa piccola mano che incontra quella nodosa ma amorevole di Romano.

Un viaggio interrotto dalla musica che Jaffer adora ascoltare alla radio, mentre Romano rinuncia al notiziario al quale era abituato. Uno scambio di situazioni che arricchiscono senza impoverire sia chi le dà che chi le riceve. Romano che con l’età non sente più bene come una volta chiede a Jaffer se è contento di ritrovare i suoi compagni di classe, lui con la sua “vocina” intimidita risponde di sì, che è contento di ritrovarli. 12 Chilometri in cui tutto si crea anche quell’affetto grande che non è visibile agli occhi del piccolo ma che Romano non manca di fargli ricevere tenendolo per mano durante il tragitto. Chissà, nei suoi pensieri Romano vedrà e si rivedrà bambino, un bambino che è stato fortunato perché ha potuto vivere e vedere ciò che lo circondava. Jaffer forse cercherà in quel buio di immaginare le espressioni di Romano.

Così, nel silenzio ricco di parole, nel buio ravvivato dalla luce che questo aiuto irradia nella vita di questa famiglia, il rituale si ripete, la solitudine fa meno paura, il viso torna a sorridere, anche se il cammino da fare è ancora lungo e magari non mancheranno altri ostacoli da superare. La cosa certa è che sembreranno meno ispidi perché Romano è diventato quegli occhi che non possono vedere, quella sensibilità di cui siamo ancora dotati, quella mano che diventa sostegno concreto e non soltanto a parole, sì perché Romano ha trovato il modo di abbattere con gesti semplici quei muri spesso innalzati dall’indifferenza e dalla fretta di vivere, a tutti i costi, anche dimenticando le vite altrui.

Il sogno di Romano è quello che Jaffer possa un giorno, magari proprio all’uscita da scuola, corrergli incontro riuscendo a vederlo, anche se al momento anche il miglior oculista dell’ospedale di Carreggi che lo ha visitato non ha fornito molte speranze. Romano giunge a scuola alle 8.20, l’auto ferma la sua corsa ed inizia la corsa del cuore, quella dell’emozione che pervade Jaffer che attraverso il tatto, esplorando il viso dei suoi compagni di classe, li riconosce collocandoli nel suo registro, quello invisibile agli occhi ma visibilissimo al cuore. Un registro dove non viene sbagliato un solo colpo, ad ogni nome corrisponde l’esatto viso riconosciuto e collocato correttamente al suo posto. Forse davvero chi non vede con gli occhi, impara a vedere con gli occhi del cuore, quelli dove non albergano differenze, dove tutti i volti hanno caratteristiche che li rendono speciali ed unici, quelli che colgono sfumature che chi vede non riesce a vedere, quelli che imparano anche a dare un colore al vento.

Al suono della campanella Jaffer entra in classe e Romano torna alla seconda parte della sua giornata, fatta dal pranzo in solitudine e dalle chiacchiere con qualche amico di quelli veri, quelli rimasti nonostante il trascorrere del tempo. Così conta le ore che lo separano dal piccolo amico Romano, ed alle sedici è pronto lì, fuori da scuola ad accogliere quel bimbo che riaccompagnerà a casa e che gli racconterà la sua giornata scolastica riportandolo indietro nel tempo, ma al tempo stesso tenendolo ben ancorato al presente che da Settembre è fatto anche di lui e della loro splendida amicizia.

Una valle, una scuola, un bambino non vedente, una famiglia macedone, una storia di amore per il prossimo e di amicizia con questo piccolo uomo. Un racconto che dà ancora speranza poiché intanto che i borghi si spopolano, l’assistenza viene a mancare ed ancora una volta è la generosità di un anziano a sopperire la dove manca la presenza della politica, quella vera, quella che si occupa dei cittadini e dei suoi bisogni. La maggior parte delle persone che arriva nel nostro paese non lo fa per turismo, per rubare idee e progetti, per delinquere o per commettere le peggiori nefandezze, come vogliono farci credere. Ci sono storie di disperazione, di speranze per un futuro migliore, di solitudini esistenziali che spesso, troppo spesso, vanno a ferire chi ferito dalla vita lo è già. Ci sono giorni di buio che possono essere colorati da emozioni che animi senza età riescono ancora a donare. Jaffer la vedrà la vastità e l’azzurro del cielo che si tuffa in quella del mare, la vedrà concretamente in futuro con l’aiuto della scienza che compie progressi, ma ha iniziato a vederla attraverso gli occhi di chi quella vastità la porta dentro ed ha deciso di condividerla senza guardare alle differenze ma esaltando la purezza che non conosce luogo e nemmeno età.