UN “PUNTO” PETROLIERE USA/IRAN

DI GUIDO OLIMPIO


I moniti all’Iran, un piano Usa per inviare 120 mila uomini in Medio Oriente, i timori di attentati da parte delle milizie pro-Teheran, infine l’ incidente dai contorni misteriosi. Tutto avvolto in mosse da guerra psicologica in una delle vie d’ acqua più strategiche al mondo, a Est dello Stretto di Hormuz, Golfo di Oman. Un copione con molti atti: l’ultimo dei quali, di poche ore fa, porta gli Stati Uniti ad accusare direttamente l’Iran per l’attacco ad alcune petroliere. Ma occorre andare con ordine.

Domenica, un sito libanese filo-iraniano rivela che numerose petroliere sono state danneggiate da esplosioni mentre si trovavano al largo degli Emirati, non lontano dal porto di Fujairah. Fermento, interrogativi, poi arriva la smentita delle autorità. Che non chiude la storia perché sono gli Emirati a confermare gli atti di sabotaggio nei confronti di alcune navi, anche se non ne avrebbero compromesso la sicurezza. Il Golfo «vibra»con l’incalzare delle informazioni peraltro confuse.

Lunedì da Riad sostengono che sono state coinvolte due petroliere saudite, la Amjad e la al Marzoqah. A queste si aggiungono una emiratina, la A Michel, e una norvegese, la Andrea Victory. Di quest’ultima viene diffusa una foto che mostra uno squarcio – non ampio – nella zona di poppa. Secondo un esperto da noi consultato la falla sembra compatibile con una collisione e non con una carica. Dalla regione le fonti ufficiali denunciano un gesto che minaccia la libera navigazione, promettono un’inchiesta piena, ma evitano di indicare possibili colpevoli.

Gli osservatori «fissano»il momento. Il Pentagono ha appena mobilitato una task force aeronavale, con la portaerei Lincoln, due unità da assalto anfibio, sistemi anti-missile Patriot e i bombardieri B52, inviati in Qatar. Una reazione dopo che una dritta dei servizi israeliani avrebbe lanciato l’allarme su possibili «colpi»da parte di elementi filo-iraniani. Inoltre la Navy segue le mosse di un cargo, sempre iraniano, con a bordo dei missili destinati non si sa bene dove.

Dunque nello scenario A si può ipotizzare l’azione degli avversari delle monarchie sunnite lungo una rotta dove passa il 40 per cento del greggio mondiale. Non pochi analisti, però, mostrano prudenza e scrivono la parola sabotaggio tra virgolette. Anche perché non è chiaro come siano state colpite le petroliere e con che «cosa». Una piccola mina? L’urto di un battello? O altro?

L’Iran, invece, ha alluso ad uno scenario B, una provocazione per incastrarlo, magari con la mano di «sabotatori di un paese terzo». I dirigenti hanno poi spostato la loro attenzione su Bruxelles, dove è arrivato il segretario di Stato americano Pompeo per un consulto – sul nucleare iraniano – con la rappresentante UE, Federica Mogherini, e i colleghi di Germania, Francia, Gran Bretagna. Gli europei hanno auspicato la via del dialogo, l’inviato Usa è per la pressione continua anche se – ha sottolineato – Washington non punta ad aprire un conflitto. Dichiarazioni di rito mentre c’è chi ammonisce: attenzione, perché le guerre possono iniziare anche per un incidente, per un errore di calcolo, per un passo sbagliato.

In questa cornice il New York Times ha rivelato che giovedì scorso si è svolto una riunione al Pentagono con la partecipazione di alti esponenti dell’amministrazione. Tema del meeting un’opzione che prevede l’invio di oltre 100 mila soldati statunitensi in Medio Oriente nel caso di un attacco iraniano o se gli ayatollah continueranno con le loro ricerche atomiche. E’ chiaramente un ulteriore messaggio in una partita dove si incrociano fatti e “segnali”. Lo stesso quotidiano precisa infatti che non è chiaro se Donald Trump abbia dato il suo placet e l’idea sembra rispondere piuttosto alla visione interventista del consigliere John Bolton.

Nella capitale americana, così come nelle basi nel Golfo, si attendono gli sviluppi dell’inchiesta sulle petroliere. Fonti militari sono tornati a suggerire che si sia trattato di un attacco sponsorizzato da Teheran, con il ricorso a ordigni piazzati sulla scafo. Giudizio netto che contrasta con le analisi di chi non ha visto danni seri alle navi. Alla fine conterà non quanto è avvenuto, ma ciò che diranno.
Guido Olimpio