C’E’ SPERANZA NELLO SFOGO ANTIRAZZISTA DEL CAPOTRENO TRENORD

DI GIULIO CAVALLI

La speranza di oggi ha gli occhi arrabbiati e decisi del capotreno di Trenord Marco Crudo, che ha deciso di dire basta e l’ha fatto con un video che ristabilisce la normalità in un Paese che sembra avere perso la bussola e che è arrivato perfino ad usare i controllori sui treni come “parafulmini” (lo dice lo stesso Marco) di una rabbia che sembra non posarsi mai. Quello che racconta Marco, in fondo, lo vediamo sui mezzi pubblici di tutta Italia: italiani in posa da padrini e da padroni pronti a giudicare le irregolarità di chi ha la pelle più scura della nostra e colpevolmente distratti sulle mancanze di qualche connazionale. Una comprensione a intermittenza che è pronta ad accendersi se qualche italiano è senza biglietto e che invece si appuntisce appena uno straniero, meglio ancora se negro e cencioso, si ritrova senza biglietto.

La potenza delle parole di Marco

Sembra una guerra persa e invece le parole di Marco risuonano ancora più potenti perché arrivano da una categoria che si ritrova a faccia a faccia con questo Paese disperato e disperante tutti i giorni, proprio lì dove ci vorrebbero far credere (e ci riescono) che i furbi appartengano a un’etnia particolare e che la povertà sia qualcosa da dover scontare in pubblico, senza sassi ma con una sassaiola di sguardi e di giudizi che non lanceremmo nemmeno contro il nostro peggior nemico, connazionale.

 

Dividere i buoni e i cattivi per lingua, provenienza o religione è una stortura tutta italiana che da mesi facciamo finta di non vedere, come se fosse un malessere passeggero e non fosse invece un lato oscuro rimasto latente che oggi ha ritrovato linfa per le proprie radici grazie all’odio sdoganato che arriva dall’alto. Nelle parole del capotreno invece c’è un Paese in cui le regole sono senza colore, senza vergogna e senza vendetta. C’è una persona che semplicemente fa il proprio lavoro e non vuole essere usato come punitore seriale al servizio di una certa parte piuttosto che un’altra e che fortemente ribadisce il suo disagio per qualcosa che no, non è normale, non è giustificabile, non è accettabile, non può proseguire impunito come se nulla fosse.

 

Il disagio di Marco è quello di molti cittadini

Il disagio di Marco è il disagio di molti cittadini che forse oggi ritroveranno la voce e rialzeranno la testa. Come quella signora che ammette di avere sbagliato e blocca il razzista di turno dicendo che no, che non c’entrano niente gli stranieri, che è sua responsabilità personale non avere il biglietto che avrebbe dovuto avere. A me sembra che la storia del capotreno sia la buona notizia di oggi, lascia intravedere un Paese che non era così e che lentamente prova a riaffermarsi al costo anche di andare controcorrente, di smentire i pregiudizi e di nuotare controcorrente. Lo sfogo di Marco, il capotreno, è il grido dei cittadini che dicono basta, basta a un’Italia incattivita che esercita il proprio fetore dappertutto, sui treni, sui tram, per strada, sui social. E improvvisamente ci riporta per terra. Tutti terribilmente e fallacemente umani. Come siamo.

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