DE ROSSI, CALPESTATA UNA BANDIERA

DI TOMMASO FEDELE

“Se fossi stato un dirigente gli avrei consigliato altro. Io a un giocatore come me lo avrei rinnovato il contratto, ma sono sereno nell’accettare questa decisione”. Queste le parole di Daniele De Rossi nella conferenza stampa convocata ieri a Trigoria per spiegare il divorzio shock a fine stagione con la Roma. Il 26 maggio, Capitan Futuro, divenuto due anni fa capitano effettivo, (dopo l’addio di Totti) saluterà l’Olimpico contro il Parma. 18 anni di amore e passione per la stessa maglia terminati da una scelta societaria non proprio condivisa dallo stesso giocatore e dall’ambiente romanista.

UNA BANDIERA – Un percorso calcistico iniziato ufficialmente nella stagione dopo lo scudetto del 2001, precisamente nella gara di Champions League contro l’Anderlecht subentrando a Tomic. L’esordio in campionato arriva solamente nella stagione successiva ed il primo goal contro il Torino nel 2003. La sua ascesa era appena iniziata, riuscendo a diventare titolare nei giallorossi già in una giovane età ed ottenendo così la convocazione a soli 21 anni in Nazionale, di cui diventerà uno degli eroi nella spedizione del 2006. Diventato nel corso degli anni uno dei simboli della squadra capitolina, riuscendo ad incarnare in campo lo stile di quel particolare tifoso che riempe la Curva Sud ogni domenica, lo stesso trentaseienne dirà addio al suo stadio che fin dall’adolescenza lo ha cullato. Nonostante lui abbia più volte ribadito che il suo unico vero rimpianto è quello di non avere la possibilità di regalare più di una carriera alla squadra della sua città, la voglia di giocare resta e di conseguenza dovrà trovare un’altra sistemazione lontano dal sentimento dei suoi tifosi. Resteranno nelle pagine della storia del club le tante battaglie che lo hanno visto protagonista in quel rettangolo verde, pronto a difendere fino al fischio finale quella “seconda pelle” che per 18 campionati consecutivi ha vestito. Anche se non sono bastati gli ultimi anni per ridurre il gap dalla Juventus in Serie A, ha avuto modo di togliersi una grande soddisfazione in Champions nella scorsa stagione: la rimonta memorabile contro il Barcellona di Messi, che valse la semifinale, portandosi per sempre nel cuore quella notte indimenticabile.

TRIONFI – Un palmares scarno rispetto al valore calcistico e simbolico per il giocatore che è Daniele De Rossi. Un titolo di campione del Mondo a neanche 23 anni compiuti e la conquista di 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa Italiana con la “sua” Roma. Sicuramente il rimpianto più grande resterà lo scudetto realmente sfiorato nel 2010, con quello scivolone contro la Sampdoria di Pazzini e Cassano che diede vita poi alla rimonta che valse il Triplete all’Inter. Forse è stata questa la più grande occasione nella sua carriera per avvicinarsi al tanto bramato scudetto.