IL PREZZO DELLA LIBERTA’:URSS, ANEDDOTI DI STORIA VERA, RACCONTATI DA UN SOPRAVVISSUTO

DI GIOVANNI FALCONE
La cruenta invasione dell’armata russa di qualche anno addietro in Georgia (1), volta a soffocare le pur legittime aspirazioni di libertà ed indipendenza di quel popolo, mi riportano alla mente quanto accaduto verso la fine degli anni ’30 durante la dittatura rossa di Stalin.
Trattasi di un’epoca drammaticamente vissuta e fedelmente raccontata in “arcipelago gulag” (2) dove, a pagina 84, si può leggere testuale (correva l’anno 1938, in pieno regime comunista sovietico nella regione di Mosca):
Ecco una scenetta di quegli anni. si sta svolgendo (nella regione di Mosca) una conferenza regionale di partito. La dirige il nuovo segretario del Comitato Regionale, nominato al posto dell’altro, recentemente arrestato.
Alla fine della conferenza viene approvato un messaggio di fedeltà a Stalin. Naturalmente tutti si alzano in piedi (come nel corso della conferenza tutti balzavano su a ogni menzione del suo nome). nella piccola sala è una . Tre minuti, quattro minuti, cinque minuti: sono sempre burrascosi e si tramutano sempre in ovazione.
Ma già le palme sono indolenzite. Già le braccia alzate sono informicolite. Già gli anziani hanno l’affanno. sta diventando insopportabilmente ridicolo, anche per chi adora sinceramente Stalin.
Ma chi oserà smettere per primo? lo potrebbe fare il segretario del comitato rionale, in piedi sul podio, il quale ha appena letto il messaggio. ma è nominato da poco, al posto d’un arrestato, ha paura! infatti vi sono in sala quelli dell’NKVD , in piedi ad applaudire, osservano chi smetterà per primo! e gli applausi, in una piccola sala sperduta, all’insaputa del grande capo, continuano 6 minuti! 7 minuti! 8 minuti! sono perduti! rovinati! non possono più fermarsi fino a quando non saranno caduti colti da infarto! in fondo alla sala, nella calca, si può ancora fingere, battere le mani meno frequentemente, con minore forza e furore, ma al tavolo della Presidenza, in piena vista di tutti? il direttore della cartiera locale, uomo forte e indipendente, rendendosi pienamente conto della falsità della situazione senza scampo, è tra la Presidenza e applaude. 9 minuti! 10 minuti! egli guarda angosciato il segretario del comitato rionale ma quello non sa fermarsi. Follia! follia collettiva! i dirigenti del rione, gettando occhiate l’uno all’altro con un filo di speranza ma con la sola esultanza dipinta sulla faccia, applaudiranno fino a cadere, fino a quando li porteranno fuori in barella. e anche allora i rimanenti non batteranno ciglio! all’undicesimo minuto il direttore della cartiera assume un’aria indaffarata e si siede al suo posto al tavolo di Presidenza.
Oh miracolo! dov’è andato a finire il generale indescrivibile irrefrenabile entusiasmo? tutti in una volta, con l’ultimo battito di mani, cessano e si mettono a sedere. sono salvi! lo scoiattolo ha saputo schizzare fuori dalla gabbia con la ruota che gira!
Tuttavia proprio così si riconoscono gli uomini indipendenti. proprio così si tolgono di mezzo. La stessa notte il direttore della cartiera è arrestato. gli appioppano senza difficoltà, per tutt’altro motivo, dieci anni. ma dopo la firma dell’art.206 (del protocollo conclusivo dell’istruttoria) il giudice gli rammenta: < e non smetta mai per primo di applaudire! >(e come fare altrimenti? quando fermarsi? …).
Questo è un breve passaggio della grandiosa opera letteraria dell’autore, al quale, oggi, anche a distanza di diversi anni dalla sua morte (3 agosto 2008), va il giusto riconoscimento morale di ogni coscienza libera. Vicende simili, per quanto potranno apparire surreali, esse debbono eternamente rappresentare il migliore antidoto per umane disgrazie di tale portata, nella comune convinzione che alle migliori dittature, si debba sempre preferire la peggiore delle democrazie.
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(1) Georgia – paese dell’est europeo, già appartenente all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)
(2) E’ un opera letteraria raccontata dai sopravvissuti alla feroce dittatura sovietica (periodo 1918 – 1956), dei campi di concentramento e dell’utopia socialista che ha provocato la più immane tragedia umanitaria che la storia ricordi. l’autore dell’opera, Aleksàddr Solznicyn, nato l’11 dicembre 1918 a Kislovòdsk, cittadina caucasica, e morto il 5 agosto 2008, ha patito direttamente gli orrori di quel tempo che nessuna diabolica fantasia umana riuscirebbe soltanto immaginare – Polizia segreta e uomini del partito