UN RICORDO DI MARIO APPIGNANI, CAVALLO PAZZO

DI LUCA BAGATIN

Questa è una foto storica.
Fra Marco Pannella e Oriana Fallaci c’è Mario Appignani, al XX secolo Cavallo Pazzo.
Fra un politico di razza e una fine giornalista c’è un freak, uno “sconciato”, uno di noi, che forse meglio di altri ha incarnato, per averle vissute sulla sua pelle, molte lotte di liberAzione.
Figlio di una prostituta, cresciuto in un brefotrofio fra violenze e umiliazioni di ogni genere, Appignani divenne il simbolo e il portavoce della lotta contro gli orfanotrofi lager.
Con il suo spirito autodidatta e battagliero fu uno dei leader degli Indiani Metropolitani.
Primo dei disturbatori televisivi. Romanista incallito.
Nel mio imminente saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” un intero capitolo è dedicato a lui (il mio pezzo è riportato anche alla voce di Wikipedia “Mario Appignani”, tratto dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà”), come anche a lui è dedicato il pensatoio da me fondato, “Amore e Libertà”, appunto.
Cavallo Pazzo è nei nostri (bianchi) cuori perché è uno di noi. Un fricchettone che molto ha sofferto e che ha sempre pensato con la sua testa.

Luca Bagatin