MAHMOOD E QUEGLI STUPIDI PREGIUDIZI

DI CHIARA FARIGU

Ok, per metà è musulmano l’italianissimo Mahmood. Origini che non ha mai nascosto, perché mai avrebbe dovuto, e che fanno di lui quel che è oggi. Un ragazzo come tanti, con tanti sogni nel cassetto, alcuni realizzati alla grande (vedi la schiacciante vittoria al festival di Sanremo), altri in cantiere e altri ancora chissà dove.
 
Lui è un po’ così. E’ ancora stralunato dall’improvvisa notorietà arrivata tout court nel giro di un mese. Da giovane esordiente a vip della musica il passo è stato breve e di sicuro Remo, santo subito! (pare non esista un santo con tal nome) deve avergli dato una mano non indifferente. A vincere sicuramente, in quanto a sconfiggere i pregiudizi, beh, anche lui avrebbe da imparare ancora qualcosa.
 
Il nostro Alessandro, questo il suo nome di battesimo è italiano a tutti gli effetti. La sua metà egiziana si ferma al cognome che gli ha trasmesso il padre quando è nato. Padre che dopo qualche anno lo ha abbandonato per poi tornare a battere cassa quando sono arrivati appunto i primi ‘soldi-soldi’.
 
E’ l’altra metà a farla da padrone, quella trasmessa dalla mamma sarda che lo ha cresciuto con l’amore di una madre e di un padre insieme. E’ a alla madre che deve tutto. E’ grazie a lei se oggi è quel che è. E’ a lei che ha dedicato la vittoria sanremese, è sempre lei che ringrazia ad ogni intervista.
 
Eppure quel che traspare non è la sua italianità, benché sia nato cresciuto e viva a Milano. A trasparire sono il suo cognome, il colore ambrato della pelle, gli occhi profondi di chi attraversa il deserto, quelle origini lontane. Sconosciute e per questo temute. Perché figlie di pregiudizi dure a morire.
 
Le stesse che fecero dire a Salvini che avrebbe preferito un italiano sullo scalino più alto del podio del festival, provocando un bailamme senza fine. Le stesse che continuano a inseguirlo, anche adesso che è a Israele per partecipare all’Eurovision Son Contest di Tel Aviv in quanto vincitore della kermesse canora ligure.
 
Durante la conferenza stampa è stato bersagliato da domande a dir poco imbarazzanti: – come ti senti qui in Israele visto che sei egiziano? Oppure: – adesso c’è il ramadan, tu che fai? E che dire di: – vivi davvero in un ghetto o è solo una canzone?
Che dire se non, Sanremo, pensaci tu! Perché qui è davvero dura, se vincere una gara è un gioco da ragazzi, per sconfiggere i pregiudizi serve tutto l’esercito di lassù.
Sempre ammesso che siano interessati, loro, i santi veri, alle quisquilie terrene.
 
Li guarda e sorride, Alessandro. Ha una gara a cui pensare.
Ma prima si strafoga di polpette al sugo cucinati da mammà. Lo facessero loro, il ramadan!