CANNES 72. I MISERABILI E LE PERIFERIE: UN’OVAZIONE PER LADJ LY

DI GIOVANNI BATTAGLIA

 

Dal nostro inviato a Cannes Giovanni Battagli

“Non ci sono erbe cattive o uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori”
con questa frase tratta dal capolavoro di Victor Hugo si congeda dal pubblico il giovane regista francese Ladj Ly in concorso a Cannes con il suo primo lungometraggio che oltre al titolo ed alla citazione finale condivide tutta l’impostazione e le tematiche del libro ed approfondisce la situazione dei miserabili parigini di oggi mostrandoci che dal 1800 le cose in fondo non sono così cambiate.
Ovviamente il film prende una direzione completamente autonoma e la storia non ha nulla a che vedere con il libro ma il filo nascosto sotteso tra le due narrazioni è continuo.
“In periferia sono vent’anni che siamo dei gilet jaunes, rivendichiamo i nostri diritti, subiamo violenze da parte della polizia e ci prendiamo dei proiettili di gomma “ ha detto il regista “ io ho scelto di rimanere a viver nella periferia dove sono nato; non voglio essere io a cambiare ma sono le cose che devono migliorare.
Il presidente Macron deve prendere atto di quello che succede in Francia ed io sono pronto a ricevere un suo invito all’Eliseo per un proiezione del nostro film se può aprire un dibattito”
Le immagini iniziali sono quelle della finale dei mondiali di calcio vinta dalla Francia e della folla, apparentemente unita nella gioia per la vittoria.
Una marea umana, di differenti etnie che si riversa sulla Champs-Elisées sventolando bandiere per il ritrovato spirito patriotico.
Il passaggio alla normalità, dopo la sbronza dei festeggiamenti, ci porta nella periferia ed è un pugno nello stomaco perché le ordinarie violenze sono raccontate attraverso gli occhi di Sthephane un bravo poliziotto appena arrivato da Cherbourg per unirsi alla brigata anticrimine di Montfermeil
una difficile periferia a nord est di Parigi.
A Cherbourg questa violenza non esisteva e Stephane fatica ad adattarsi a Chris e Gwanda, i colleghi che insieme a lui pattugliano tutte le strade come fossero i padroni del quartiere, conoscono tutti, perquisiscono senza averne diritto una ragazzina alla fermata dell’autobus, entrano nelle case senza avere mandati…un far west che Sthephane non riesce ad arginare e questa angoscia lo porta a chiudersi in se stesso per cui i suoi silenzi sono scambiati dai colleghi con incapacità. Iniziano a prendersi gioco di lui inventandosi una missione inesistente e chiamandolo con un soprannome fino a che non si renderanno conto che il suo essere riflessivo verrà letta nel migliore dei modi dagli abitanti del quartiere.

Ne “Les Miserables “ ci sono solamente case grigie e negozi di kebab a tenere insieme una società disintegrata dove il conflitto sembra essere pronto a esplodere in ogni momento.
Chris e Gwanda sono diventati, nonostante il loro distintivo, degli sceriffi violenti e faticano a tenere a bada le bande del quartiere.
Nessuno attribuisce loro un valore positivo ma sono solo un altro dei problemi con cui le persone del quartiere devono fare i conti.

Il regista segue i protagonisti con grande energia e dinamismo adottando una modalità quasi documentaristica e riuscendo a mostrare, senza compiacimento, tutto lo squallore della vita di Montfermeil;
i campetti di calcio improvvisati, le famiglie affannate nella ricerca della sopravvivenza che non riescono ad avere il controllo dei bambini.
Non ci sono trovate innovative ma tutto il film è estremamente solido sia nello svolgersi della storia sia nella modalità della regia che restituisce con grande naturalezza e realismo il contesto in cui operano i poliziotti.
La parte finale è ovviamente quella in cui tutte le violenze si catalizzano in seguito ad un colpo partito forse accidentalmente dalla pistola con i proiettili di gomma Gwanda che colpisce in faccia quasi uccidendolo un bambino del quartiere.
La rivolta sarà ferocissima e non risparmierà nessuno e qui il regista fornisce il meglio di se portando lo spettatore in una escalation di violenza raccontata in modo eccellente dove al senso di non ritorno emotivo si associa una progressiva chiusura degli spazi fisici per i poliziotti imprigionati in un tentativo di fuga all’interno di uno dei palazzi.
La stampa francese ed il pubblico in sala hanno accolto il film con una vera e propria ovazione.
Amor di patria ovviamente ma questo film si presenta dopo tre giorni come un serio candidato alla palma d’oro.

Dal nostro inviato a Cannes Giovanni Battaglia