DALL’AUSTRIA CON PIU’ DI UN DUBBIO: IL VICEPREMIER STRACHE TRESCA COI RUSSI

DI ALBERTO TAROZZI

“Clamoroso a Ibiza” esclamerebbe se rivivesse Sandro Ciotti, nel revival di una frase che passò alla storia del calcio con riferimento a quanto avveniva al Cibali, lo stadio di Catania. Nessuno si ricorda cosa fosse in realtà avvenuto, ma quella frase è rimasta incisa nella memoria degli over qualche cosa per il pathos che la voce rauca di Ciotti riusciva a creare.

Questa volta il pathos lo crea Repubblica e se ci riferiamo per analogia a Ibiza è per l’enfasi analoga che Repubblica riserva a quanto accaduto da quelle parti.

In sostanza il vice primo ministro austriaco Heinz-Christian Strache, ala di estrema destra della maggioranza al governo di Vienna è stato colto con le mani nel sacco mentre vendeva favori in cambio di denaro russo per la campagna elettorale del proprio partito. Più precisamente il buon Strache proponeva appalti truccati in terra austriaca di cui sarebbe venuto a fruire un oligarca russo vicino a Putin in cambio di centinaia di milioni di euro.

Lo scenario presenta aspetti credibili. Strache ha già esternato su temi cari a Putin in termini sicuramente graditi a Vladimir (per esempio che il Kosovo fa ancora parte della Serbia). Inoltre, si sa, nel nome del divide et impera, il capo del Cremlino vede di buon occhio tutte quelle forze che si oppongono all’Unione europea come fronte coeso di stati in materia di politica estera. E il tutto nel nome del pragmatismo, senza cioè badare al colore politico degli “amici” quasi sempre molto bruni e poco rossi.

Detto questo va però anche detto che qualche cosuccia non torna.

In primo luogo i due servizi di Repubblica: il 17 maggio la interlocutrice russa immortalata in un video metre parlava con Strache e con un suo compagno di partito, veniva definita “nipote di un illustre oligarca”. Passano 24 ore e la stessa signora diventa “presunta nipote” equiparando l’oligarca a un Mubarak qualsiasi.

Dopo di che la signora medesima, talora criptata nel video messo in circolazione dallo Spiegel e da Suddeutsche Zeitung in Germania e Austria, non avrebbe mai offerto prima le sue sembianze ad alcun fotografo, visto che non si trova traccia della sua bionda capigliatura in nessuna galleria fotografica. Certo può capitare, come può capitare che il video non risalga esattamente a ieri.

Però, via, un video del 2017 che viene ripescato nel 2019 fa pensare a una bomba a orologeria messa a punto dai servizi segreti di non si sa quale paese. Tanto più che il video dura la bellezza di sette ore. Possibile che né i due austriaci né soprattutto la signora russa non se ne siano accorti? Possibile, ma se per i due maschietti si può pensare a un caso di imbecillità cronica (lo stesso Strache, dimissionario, ha sostenuto di essere stato in condizioni etiliche penose e le bottiglie sul tavolino non sembrano di Coca Cola), è credibile che pure ad Aljona Makarowa, la signora bionda, non sia sorto il dubbio che il suo salotto era diventato il set di una telenovela?

Morale della favola: pare che al premier austriaco la cosa non dispiaccia più di tanto. Per il momento, in sede europea, si è allontanato dai sovranisti per avvicinarsi ai popolari. E quanto a nuove elezioni, successive ad una crisi di governo, non sembra proprio disposto a farsi in quattro per evitarle. Ha infatti espresso parere sfavorevole alla sostituzione al governo del dimissionario Strache come stratagemma anti crisi.

In conclusione possiamo forse dire che in Austria una delle componenti sovraniste filorusse si sta dissolvendo, probabilmente sensibile ai richiami della Nato e della Ue.

Non ci meraviglieremmo se anche in Italia il sovranismo di destra di Matteo Salvini avesse già smesso di guardare a Mosca, come dimostrato dalle recenti prese di posizione della Lega su Iran e Venezuela, complice il viaggetto del felpa a Tel Aviv.

Per il momento il fronte della destra sovranista europea, che sfila a Milano, fornisce un’illusione di compattezza, ma sul versante economico è il primo Orban a dire che di pagare i debiti per l’Italia non se ne parla.

Vuoi vedere che anche sul piano delle alleanze internazionali ne vedremo di tutti i colori?