STORIE. MANUELA, L’INGEGNERE INNAMORATA DELL’EUROPA

 

DI FLAVIO PAGANO

Continua il viaggio di Alganews fra le giovani eccellenze del Sud, e non solo, e questa volta vi raccontiamo la storia di Manuela Nania, brillante ingegnere chimico oggi all’Ufficio Brevetti dell’Unione Europea, convinta sostenitrice di un mondo libero e senza barriere.
«Sono di Napoli», ci spiega sorridente, carica di un entusiasmo contagioso, «e lì ho iniziato gli studi di Ingegneria Chimica presso la Federico II. Poi però ho sentito la necessità di abbandonare la mia confort zone, e ho fatto domanda all’Imperial College di Londra, una delle migliori università al mondo per la mia disciplina, per conseguire la laurea specialistica. Mi hanno presa, e a 21 anni la mia vita è cambiata di colpo. I primi tempi non sono stati facili, ma le difficoltà si sono trasformate in uno stimolo. Pian piano ho scoperto il piacere di immergermi in quel contesto così multiculturale e dopo aver conseguito il Master of Science, e aver ottenuto una borsa di studio per conseguire il Dottorato di ricerca, ho deciso di candidarmi all’Ufficio Brevetti europeo a Monaco di Baviera. Dopo tanti colloqui, ho ricevuto un’offerta, e anche l’impatto con la Germania non è stato facile. Destreggiarsi tra burocrazia e annunci di case in affitto, senza parlare il tedesco, sembrava un’impresa impossibile. Ma devo dire che in Germania, più che in Inghilterra, ho trovato molta disponibilità da parte della gente. Oggi, dopo due anni, mi sento più a casa a Monaco che a Londra: forse perché i bavaresi sono considerati i terroni della Germania! Tra l’altro il mio lavoro è davvero stimolante: esamino domande di brevetti provenienti da tutto il mondo, e invenzioni che verranno commercializzate tra 2 o 10 anni. Il posto ideale per una persona come me, appassionata della ricerca e dell’innovazione.»
Come valuti adesso, la formazione ricevuta in Italia?
«L’Università italiana mi ha dato un’eccellente preparazione teorica, fornendomi un tool box di strumenti da poter applicare in ogni situazione: e proprio questi strumenti mi hanno consentito di distinguermi in Inghilterra. Quello che un po’ mi è mancato è l’aspetto pratico, che invece altrove è preponderante.»
Insomma, come ti appare adesso l’Italia, vista da lontano?
«Sono 7 anni che non vivo più in Italia, ma sarà sempre la mia vera casa. Mi mancano la mia famiglia, la mia lingua, il calore della gente e del sole. Mi manca l’azzurro del mare e… il bianco della mozzarella di bufala che contrasta con il rosso del pomodoro sulla mia pizza preferita! Quello che non mi manca, invece, è dipendere dalla mia macchina e non poter fare affidamento sui mezzi pubblici… Da quando sono andata via, Napoli è migliorata tanto. È bello passeggiare sul lungomare e vedere sciami di turisti incantati dalla bellezza della città. Ma c’è ancora molto da fare… Di recente un mio collega tedesco, dopo aver trascorso a Napoli le vacanze pasquali, mi ha detto: “Tutto bellissimo, però la metropolitana era chiusa il giorno di Pasqua….” Ecco, occorre eliminare questi “però”.»
Che cos’è l’Europa per una persona della tua generazione?
«Per me essere europea significa sentire di appartenere ad un progetto più grande, dove tante culture diverse si uniscono per uscirne arricchite. La possibilità di poter scegliere in quale Paese lavorare, senza dover preoccuparsi di permessi e visti, è qualcosa di impagabile.»
Cosa diresti a un giovane che vuole intraprendere un percorso come il tuo?
«Mia sorella mi ha dedicato la sua tesi di laurea, con una frase che esprime perfettamente la mia esperienza: “Don’t be afraid to leave the good to go for the great”. Ai giovani consiglio di non aver timore: le porte dell’Europa e del mondo sono aperte. E dietro c’è qualcosa di meraviglioso.»