GENERALI IN POLITICA. I SINDACATI MILITARI CONDANNANO I CANDIDATI CHE SFRUTTANO LA DIVISA

DI ALBERTO EVANGELISTI

Sotto elezioni ciascuno prova a portare acqua al proprio mulino e, come di consueto, anche questa volta il mondo militare non è stato esentato da strattoni all’uniforme da parte di chi intenda schierare l’intera categoria in questo o in quello schieramento.

Spesso questi presunti endorsement arrivano da ex militari o generali in pensione che, dismessa la divisa e indossata la casacca del politico, non riescono a sottrarsi dalla tentazione di considerare le loro figure come rappresentative delle intere Forze Armate.

Sono recenti, ad esempio, le immagini a favore di elettorato di Caio Mussolini, candidato con Fratelli d’Italia ed ex Ufficiale della Marina Militare, in uniforme, in piedi a proravia di un sommergibile accanto al jack della Marina sventolante.

Sempre con Fratelli d’Italia è candidato il Generale (in pensione) Bertolini che, negli ultimi periodi, non ha lesinato dichiarazioni a sfondo politico sul mondo militare, l’ultima delle quali, in ordine temporale, sostiene che i militari in quanto tali siano sovranisti e conservatori per definizione.

Come detto le dichiarazioni “in nome e per conto” dei militari, fatte da vecchi militari trasformati in nuovi politici, non sono affatto cosa nuova.

Fino ad oggi tuttavia, quello che mancava era un riscontro effettivo proveniente dal mondo militare che, proprio in ragione delle peculiarità che lo caratterizzano, non poteva in alcun modo commentare le tante dichiarazioni che lo riguardavano.

Con la nascita dei sindacati militari, peraltro aspramente contestata dallo stesso Bertolini, anche questo aspetto pare avviato a cambiare radicalmente: il Sindacato Italiano Militari Marina, prima e ad oggi unica associazione a carattere sindacale costituitasi in ambito Marina Militare, ha infatti con una nota preso decisamente le distanze dalla prassi di utilizzare militari e Forze Armate ai fini elettorali.

Si legge infatti nella nota: “Il SIM Marina prende le distanze dalla disputa elettorale all’interno della quale alcuni partiti politici hanno trascinato le FF.AA.

L’insistente riproposizione del tema del “sovranismo” accostato ai militari, rappresenta un grave danno alla libertà dei singoli, incastrati dai Generali in un’immagine delle Forze Armate ben lontana dalla realtà delle stesse, ridotte a cieche masse, anziché ad organizzazioni composte da validi professionisti delle DIFESA e della SICUREZZA.

Le Donne e gli Uomini in divisa rivendicano il loro diritto alla libertà di scelta politica e di voto: noi siamo espressione delle STATO e non dei partiti politici.

 Non solo la Commissione Difesa sta elaborando una proposta di legge che ci negherà la dignità e la tutela garantita ad ogni lavoratore ma adesso, nel corso della campagna elettorale, molti esponenti della stessa vogliono assimilarci ad un solo pensiero adoperandoci come strumento per procacciare consensi elettorali.

Il SIM MARINA rivendica il rispetto per i militari e per la loro dignità.”

Non è, come detto, il primo scontro verbale fra Bertolini e le associazioni sindacali militari neo costituite, definite dall’ex generale, come “un attacco fenomenale alle Forze armate destinato a smilitarizzarle”, così come ha definito le recenti unioni civili fra militari dello stesso sesso “immagini che fino a qualche tempo fa sarebbero state oggetto di sanzioni disciplinari o penali e che invece oggi vengono salutate come una grande rivoluzione culturale”.

La cosa appare paradossale perché lo stesso Bertolini che tanto punta sulla peculiarità del giuramento prestato dalle Forze armate, omette di evidenziare che quel giuramento è, innanzitutto, di osservanza della Costituzione della Repubblica italiana e che, tanto le libertà civili quanto il diritto sindacale che giudica con tanto disprezzo, sono una direttamente discendenti proprio da quel testo costituzionale.

Il Generale Bertolini è convinto che “un militare che protesta non sia un militare”; chissà se farebbe la stessa valutazione su un (ex) generale che protesta sulla applicazione di diritti costituzionalmente garantiti.