LA MINACCIA DEL MANGANELLO

DI MARIO PIAZZA

Erano in duemila a Firenze domenica ad esprimere il proprio dissenso per l’ennesimo comizio di Salvini, tutelato come sempre da un cordone sanitario di forze dell’ordine comandate a non lasciarlo disturbare. “Business as usual” verrebbe da dire se non fosse per la testimonianza di una manifestante riportata dal Fatto Quotidiano:

“Forze dell’ordine mi hanno minacciata di infilarmi un manganello nell’ano” 

La saggezza popolare ce lo ripete da almeno un secolo:
“Infila una divisa ad un italiano e lo trasformerai in un pericolo”.

La prima volta che fui testimone della violenza gratuita delle forze dell’ordine fu a Milano in una bella mattina del maggio 1968, in quell’angolo di piazza San Babila che quasi si congiunge con via Montenapoleone. Uno dei primi scioperi degli studenti medi, un allegro sit-in nel salotto buono della mia città. Non capii bene cosa stava succedendo, stavo facendo gli occhi dolci ad una biondina con trecce e calzettoni bianchi seduta accanto a me sul pavè quando un calcio nelle costole mi annebbiò i sensi, e quando li ripresi la biondina aveva una profonda ferita sulla fronte mentre le schiene dei celerini si allontanavano correndo verso via Larga.

Ne ho viste di cariche della polizia da quel giorno, ed ho visto episodi di gratuita aggressività anche fuori dai tumulti di piazza.
Abbiamo contato i morti, i feriti, gli arrestati, i torturati per mezzo secolo eppure nulla sembra essere cambiato per davvero.
Basta un gaglioffo, un solo gaglioffo infilato nelle istituzioni e ci si ritrova al punto di partenza.