PER CHI SUONA LA CAMPANA? APPROVATA IN SORDINA LA NUOVA LEGGE ELETTORALE

DI MARINA NERI

Nel silenzio più totale, nella distrazione di porti chiusi, di selfie, di proclami, di lotte fratricide governative, che ai malpensanti parrebbe congegnata artatamente, è stata approvata qualche giorno fa la nuova legge elettorale.

Rosatellum ter il suo nome ” nuovo” che il tredici maggio è divenuto legge dello Stato.

Il testo del Rosatellum Ter è stato redatto dai senatori Gianluca Perilli e Stefano Patuanelli per il M5S e da Roberto Calderoli per la Lega . Sì, proprio Calderoli che, non pago del ” porcellum”, la legge elettorale del 2005 che ha consentito elezioni fino al 2013, (dichiarata incostituzionale con sentenza n. 1/2014, con cui la Corte delle leggi ne aveva statuito l’illegittimità parziale annullando il premio di maggioranza e introducendo la possibilità di esprimere un voto di preferenza), ha contribuito a realizzare un’altra perla normativa.
Dal Rosatellum bis o semplicemente Rosatellum, al ter.

Il Rosatellum era stata approvata il 26 ottobre 2017 e sostituiva la precedente legge elettorale italiana del 2015, nota come Italicum (valida solo per la Camera dei deputati) e la previgente legge Calderoli (in vigore per il Senato della Repubblica, non abrogata dall’Italicum), ambedue soggette a pronunce di parziale incostituzionalità da parte della Corte costituzionale”(cfr. Wikipedia).

Nella seduta di qualche giorno fa la Camera, ha approvato in prima deliberazione con maggioranza assoluta, la legge di revisione costituzionale per la riduzione del numero dei deputati e senatori, già approvata in prima battuta anche in senato lo scorso febbraio. Secondo la proposta il numero dovrebbe passare da 315 a 200 parlamentari per il Senato e da 630 a 400 per la Camera. Le leggi di revisione costituzionale necessitano, a norma dell’art. 138 della Costituzione, per la loro approvazione, una procedura cosiddetta “aggravata”. Devono essere approvate da entrambi i rami del Parlamento con doppie deliberazioni a distanza di tre mesi l’una dall’altra. Nella seconda deliberazione di ciascuna camera occorre almeno che sussista la maggioranza assoluta. Se nella seconda deliberazione già si ottiene la maggioranza ” qualificata” cioè i due terzi di ogni ramo, la legge di revisione passa e deve essere promulgata. Se si raggiunge, invece, solo la maggioranza assoluta, essa deve essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. A quel punto possono verificarsi due ipotesi: la prima è che entro tre mesi dalla pubblicazione venga chiesto un referendum costituzionale da un quinto dei membri di una Camera, da 500mila elettori o da cinque consigli regionali , la seconda è il decorso dei tre mesi senza alcuna richiesta. La legge, quindi, potrà essere promulgata se supera il quorum del referendum confermativo o se passa il tempo senza richiesta referendaria.

E mentre, la riforma costituzionale che sicuramente stante la schiacciante maggioranza parlamentare delle forze di governo non passerà al vaglio del referendum, come avvenne, invece, nel 2016 continua il suo silenzioso iter, si passa a votare e ad approvare una ” nuova” legge elettorale che, dissimula, in realtà, la necessità di adeguare le norme per le elezioni al futuro assetto costituzionale, dando per scontata i giallo_ verdi l’approvazione a maggioranza qualificata della revisione della Costituzione.

Ciò che non riuscì alla presunzione renziana caduta sulla lama referendaria, sta riuscendo alle forze del Contratto, peraltro zitte zitte, ben sapendo che l’ argomento,pur importante, non consente slanci populistici, e,quindi, non pagherebbe in termini elettorali .

La nuova legge passata con il voto favorevole di Lega e M5S,
mantiene il sistema misto proporzionale-maggioritario della precedente normativa. Per renderla applicabile al futuro, quindi alla auspicata riforma costituzionale, sono stati modificati i seggi da attribuire nei collegi uninominali. Questi seggi saranno assegnati in rapporto al numero dei parlamentari. Si mantiene la proporzione tra i seggi assegnati con il maggioritario e quelli assegnati con il proporzionale.

Astenuti al momento del voto Fratelli d’Italia fortemente critica con il testo licenziato. Hanno votato contro le opposizioni di Sinistra e Forza Italia.
Con la nuova legge elettorale si mantiene l’impianto del Rosatellum
I parlamentari eletti con il sistema uninominale (con il collegio in cui vince il candidato più votato) diventeranno 221 tra Camera e Senato contro gli attuali 348: a Montecitorio 147 e a Palazzo Madama 74. Gli altri 379 saranno eletti con il listino bloccato proporzionale.( cfr. Il Fatto Quotidiano).

In previsione della approvazione della riforma costituzionale, la nuova legge riduce il numero dei collegi. Ci saranno per la Camera collegi di quattrocentomila abitanti, per il Senato di ottocentomila, con punte più alte in alcune regioni, mentre sarebbero state fatte concessioni ad altre regioni con soglie molto più basse.( cfr. Libertàegiustizia. it)

Riccardo Magi, deputato di +Europa ha prospettato “ “ricadute sul piano di costituzionalità, perché non si avrà un peso uguale dei cittadini ma cambierà se si è cittadini di un posto o di un altro”

Secondo gli interpreti, l’applicazione della nuova normativa, potrebbe portare a spazzare via i piccoli partiti e conterrebbe già in sé, quindi, profili di incostituzionalità.