LE COMUNALI A PIOMBINO E IN VALDICORNIA. ATTENTI AI DEMAGOGHI, AI FURBASTRI E AI BUGIARDI

DI FABIO BALDASSARRI

Ricordo i nostri genitori quando dicevano: “Abbiamo riavviato gli impianti industriali devastati dai bombardamenti con le pinze e il filanciano” (filanciano si chiama il filo di ferro a Piombino). E lo dicevano con orgoglio perché l’acciaio, nel dopoguerra, era il contributo alla Ricostruzione nazionale che il Paese chiedeva all’antica città sul mare con un porto già predisposto per il traffico mercantile, prospicente alle miniere di magnetite (allora ancora attive) dell’Isola d’Elba. Ai nostri genitori andava bene così perché la più importante contropartita era il lavoro che, insieme alla pace e alla democrazia, risultavano al momento beni assoluti e primari. Per decenni, dunque, l’importante fu produrre profilati come rotaie, tondini per le armature in cemento armato o lamiere, e ricevere in cambio salari che gradualmente consentivano di avere abitazioni decenti (molte rase al suolo durante la guerra) e condizioni di vita indispensabili per poter ricominciare a vivere senza lussi, ma almeno con decoro. Vennero, poi, le lotte per la difesa del posto di lavoro, gli adeguamenti salariali e, più tardi, anche per le normative sugli infortuni e sull’ambiente di cui, all’inizio, sicuramente vi era stata minore consapevolezza. Ma furono, sarà bene rammentarlo, quasi sempre lotte controvento quelle che produssero qualche avanzamento in materia. E tali furono anche le lotte per i diritti civili (ricordiamo, fra tutte, i referendum sull’aborto e il divorzio). Da questo punto di vista il movimento operaio si collocò in prima fila, così come nel contrasto al terrorismo degli anni ‘70, con quei partiti (non tutti… o non tutti pienamente convinti) e quelle amministrazioni (come sicuramente quella del comune di Piombino) che si adoperarono per creare intorno ai lavoratori delle fabbriche una rete di solidarietà da parte anche degli altri ceti e categorie sociali. Non fu facile. Persino quando certe norme sul lavoro e sull’ambiente vennero a formarsi (con maggiore attenzione allorché ci fu il momento di recepire alcune direttive comunitarie) non mancarono operatori che incuranti le ignoravano così come ancor oggi evadono il fisco e/o consumano suolo. Ricordo, in proposito, da che parte stavano i mallevadori di coloro che adesso si propongono come alternativa al governo della sinistra nella Città di Piombino. Li ricordo perché nel corso delle lotte che furono intraprese, spesso si collocarono tra quanti supinamente rinculavano. Ci furono battaglie vinte e battaglie perse, naturalmente, ma si sappia che ci furono anche quelli che le battaglie non le fecero proprio e, anzi, furono contrari o indifferenti e, non di rado, sono gli stessi che ora contrastano chi al tempo pagò dei costi assai salati per conto di tutti… anche per il loro interesse sebbene, lo ripeto, rinculassero o se ne stessero indifferenti. E poi c’è chi venne davanti alla portineria delle Acciaierie (non è passato molto tempo) per chiamare “peste rossa” i lavoratori i quali, per avere condotto tali battaglie, furono bistrattati e discriminati. In ultimo vedo ambiziosi e frustrati arrivisti che, se non altro per spirito di rivalsa, praticano lo sport inaffidabile dei “voltagabbana”. Perciò penso di poter dire che in un momento di crisi come  quello che sta vivendo l’Italia intera – aggravato dalla condotta irresponsabile e inconcludente del governo gialloverde – è difficile prevedere cosa succederà nelle elezioni comunali di domenica a Piombino e nella Valdicornia, ma sento il dovere di avvertire fin d’ora gli amici e i compagni elettori ed elettrici che, secondo chi vincerà a Piombino e nella Valdicornia, anziché i passi in avanti di cui tanti si riempiono con faciloneria la bocca mentre sono cose che al contrario andrebbero affrontate con difficili ma oneste parole di verità, è possibile se ne facciano altri di passi… ma all’indietro.