Economia e disastro

SOSTIENE TRIA: “CRESCITA MIGLIORE DELLE ATTESE”. I FATTI GLI DANNI TORTO

DI GIOVANNI FALCONE

Il nostro Ministro dell’economia, Professor Tria, sfidando la pronuncia di tutti gli indicatori economici rivolti al Governo del cambiamento, operativo da circa un anno, conserva un ottimismo di circostanza ed oggi, di fronte all’ennesimo giudizio negativo dell’Istituto nazionale di statistica, ha tuonato: “Crescita migliore di quanto atteso”.

Quella del ministro può essere definita come una forma di ottimismo della volontà, da contrapporre al pessimismo dell’intelligenza, della concretezza e dei risultati ahimè, fallimentari su tutti i fronti.

Vero è che al peggio non c’è mai fine e quindi, qualunque numero dopo lo zero virgola, a voler interpretare la frase di Tria, può essere letto come un fatto positivo quasi come a dire: si sopravvive e tanto basta.

Volendo fare un percorso a ritroso e leggendo l’azione di Governo di quest’anno che si sta per compiere, le previsioni non potevano che essere queste, se le azioni concrete sono quelle che abbiamo visto:

1. Il blocco dei cantieri a cominciare dalla TAV dove, per perorare le ragioni del NO, si è arrivati a contabilizzare fra i costi il mancato incasso delle accise sui carburanti (tasse sulla benzina) o pedaggi ai caselli autostradali, laddove fossero trasferiti un milione di TIR dall’autostrada alle rotaie: surreale!

2. Definanziamento del grandissimo progetto partito nel 2015, da una brillante intuizione del neo senatore a vita Renzo Piano e riguardante il “Rammendo delle periferie e piano casa”. A chiacchiere si vuole combattere il degrado, contrastare la povertà e il disagio sociale, ridurre le diseguaglianze e poi si tolgono soldi al più grande progetto dell’ultimo secolo: l’arte dei pazzi!

3. Si è introdotto il Decreto dignità di cui alla legge n.96/2018, attraverso il quale, l’infaticabile Giggino – al secolo Luigi Di Maio, vice premier e doppio ministro della Repubblica – che ha pensato di imporre agli imprenditori l’obbligo di assunzione definitivo di tutti i dipendenti con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con lo scopo ultimo di combattere la precarietà. Risultato: dopo 24 mesi di precarariato, licenziato definitivamente. L’arte dei pazzi continua;

4. La tassazione, già alta, è aumentata di qualche punto percentuale e le previsioni sono disastrose, prevedendo, secondo le indicazioni del Documento di economia e finanze elaborato il mese scorso dallo stesso Governo, un aumento dell’Iva di tre punti – dall’attuale 22 al 25% – se non si trovano fonti di approvvigionamento alternative;

5. Clima di incertezza permanente, con dichiarazioni roboanti da parte di autorevole organi di Governo circa la volontà di sfondare la soglia del 3% sul Pil, con un debito pubblico già fuori controllo;

6. Lo spread in ascesa, ormai raddoppiato nell’ultimo anno per effetto di questa politica sconsiderata, raddoppiando il costo degli interessi sul debito pubblico.

Detto questo, per carità di patria mi fermo qua, aggiungendo solo la frase fatidica che <<se tutto va bene siamo rovinati>>.