VOTA NELLA UE UN REGNO “UNITO” MA DIVISO. A DISPETTO DI BREXIT E LOGICA

DI ALBERTO TAROZZI

Oggi il Regno Unito (o se preferite la Gran Bretagna), che ha deciso di andarsene dall’Ue, eleggerà i propri rappresentanti nell’Ue. Troppo difficile stabilire per tempo che le due cose non stavano assieme e tirarne le logiche conseguenze.

Ma allora, la Brexit? Come mai i britannici, dopo aver deciso di andarsene, stanno ancora lì?

C’era chi la voleva dura, senza pensare a Bruxelles (hard e pure no deal); c’era chi la voleva morbida (soft); chi l’esigeva tutta e subito; chi a singhiozzo con uno stop lungo il percorso (backstop); chi la pretendeva di destra, pensando alla nazione; chi la gradiva di sinistra, col pensiero rivolto alle classi più povere.

E poi c’erano quelli che proprio non la volevano.

Difficile accontentarli tutti. E così fu che la premier, Theresa May, riuscì a non accontentare nessuno. In un crescendo di fallimenti contraddistinto da tre voti contrari a quanto da lei proposto. Nelle ultime ore è pure riuscita a suscitare una sommessa richiesta di dimissioni da quattro ministri del suo governo, perplessi su una sua ultima avance in extremis, con tanto di ipotesi di referendum bis. Ma mi raccomando non chiamatelo golpe che si potrebbe offendere.

Tra Londra e Bruxelles stanno inventando un nuovo modello di democrazia, non si sa quanto esportabile. In esso basta dire che te ne vuoi andare e subito ti fanno eleggere gente che potrebbe avere peso decisionale sulla vita di quelli che restano.

Negli angoli più remoti del Commonwealth non ci avevano ancora pensato. Forse perché da quelle parti di uomini bianchi, quelli che invece pensano troppo, ne hanno conosciuti pochi.

Comunque sia nel Regno Unito, ma sempre più diviso, si vota. Una botta (alla Ue) e via (dalla Ue).

Regaleranno a Bruxelles un bel pacchetto di parlamentari a orologeria, pronti alla mischia, con tanti antieuropeisti in mezzo a loro (per Farage si prevede il 35%). Meglio perderli che trovarli, dirà qualcuno quando se ne andranno, o magari neppure entreranno, nel caso la Brexit diventi una realtà approvata a Westminster in giugno, prima che il parlamento europeo si insedi.

Dimenticavamo: per la premier e il suo partito (i Conservatori) è prevista una sconfitta apocalittica, a rischio il 10%. Ma anche per l’opposizione laburista gli scommettitori ritengono che ci sia una soglia non entusiasmante, sotto il 20%.

Ma la cosa avrà un valore prevalentemente simbolico, visto che si dovrebbe trattare di una apparizione fugace. Le partite che contano si giocheranno in seguito, comprese le possibili  nuove elezioni e il nuovo referendum.

Per il momento un cartellone che si direbbe ispirato a Pirandello. “Questa sera si recita a soggetto”. “Ma non è una cosa seria”.