ATTENDENDO LA SCONFITTA

DI ANGELO D’ORSI

Attendo senza troppa ansia l’esito elettorale per le Europee. Non ho alcun entusiasmo europeistico, e giudico in modo assai negativo l’attuale assetto dell’Unione Europea, e in particolare il suo Parlamento, dominato dal “centrodestra”, che ha rivelato un volto di auntetica destra, su tutti i piani, rappresentante un Continente incapace di smarcarsi dall’egemonia degli USA, di cui è rimasto tributario, specialmente in fatto di politica estera.

Ho votato dunque senza entusiasmo, ma ho votato perché ritengo che sia un ottimo progetto (o un bel sogno?), l’unità europea, che non ha a che fare necessariamente con l’Unione, che è concetto diverso e di basso profilo. Sono a favore dell’unità dei popoli d’Europa, pur conservando le specificità di ciascuno di essi: una unità che valorizzi la “Koiné” culturale del Vecchio Continente, e insieme sappia integrarla con le nuove energie provenienti da altri continenti e Paesi. Ho in mente una Europa che non sia la “Fortresse Europe”, ma che si apra, si confronti, si lasci contaminare, nella certezza che questo non possa che fare del bene alla sua economia, alla sua società, e alla stessa sua cultura.Ho votato con la tranquilla, e mesta certezza che la sinistra italiana non sarà rappresentata nel Parlamento UE.

Un risultato triste ma facilmente prevedibile: ho firmato per il sostegno alla lista La Sinistra, come un gesto rituale, una testimonianza, consapevole della inutilità del gesto stesso. Ma bisogna almeno segnalare che qualcosa di sinistra è rimasto nel panorama nazionale. Non ho apprezzato i sarcasmi pesanti di tanti uomini e donne sinceramente e spesso valorosamente schierati a sinistra, i quali hanno detto il loro no al voto alla lista perché troppo inclusiva, troppo larga, troppo poco selettiva, troppo poco “comunista”. Tutto vero, ma l’alternativa è il settarismo, che, ahinoi, non conduce a nulla di buono, come tanti esempi del passato ci dicono. Il problema rimane sempre quello: la storia insegna, ma gli uomini (e le donne!) sono cattivi allievi, come soleva ripetere Gramsci.

E proprio da Gramsci sarà bene riprendere le mosse, non solo per metabolizzare qusta nuova probabile sconfitta, ma per ripartire, con un lavoro che non potrà essere breve nè facile. Ma invito tutti coloro che, a differenza del sottoscritto (che si limita a fare l’osservatore partecipe, e a combattere con le armi della cultura) fanno politica attiva, e che sono stati coinvolti da attori, suggeritori, e militanti nella avventura di questa nuova etichetta, a non limitarsi ad accusare il destino cinico e baro, e l’oscuramento dei media, e così via: certo, vi è stato, ma occorre innanzi tutto interrogarsi criticamente sugli errori commessi, a cominciare dalla incapacità di ricucire lo strappo con “Potere al Popolo”, dalla perdita di elementi fondanti della lotta di classe, dalla rinuncia a quelle parole d’ordine che identificarono storicamente la sinistra italiana. E varrà la pena anche di interrogarsi sugli altri: sugli avversari, e sui mancati alleati, e soprattutto su coloro che vinceranno, interrogarsi seriamente, non limitandosi all’ingiuria e allo sberleffo. I nemici si combattono, ma per ottenere esiti favorevoli occorre prima di tutto studiarli.

Questo signifca essere gramsciani. Questo significa non condannarsi alla marginalità perenne. Questo significa programmare le vittorie future, non lasciandosi abbattere culturalmente e politicamente dalle sconfitte dell’oggi.Naturalmente se i risultati delle votazioni mi smentiranno brinderò. In ogni caso continuerò a combattere le mie battaglie solitarie, scrivendo, insegnando, “recitando”. Sempre sotto l’ala protettiva del mio santo laico personale, Antonio Gramsci, appunto.

Post scriptum – Non ho votato per le regionali piemontesi, mettendo per iscritto e consegnando al presidente del Seggio la formula canonica: “Dichiaro di non ritirare la scheda elettorale perché nessuna delle liste mi rappresenta”.

26 maggio 2019, ore 20,00