BRASILE: PROTESTE PER LIBERALIZZAZIONE ARMI AUTOMATICHE E TAGLI ISTRUZIONE

DI FRANCESCA CAPELLI

Comincia a creare problemi e imbarazzi persino alla sua stessa maggioranza. L’ultima trovata del presidente brasiliano Jair Bolsonaro (nella foto) è un decreto, firmato all’inizio di maggio, con cui liberalizza l’acquisto, per i civili, di armi automatiche, fino a ora a uso esclusivo delle forze armate. Per acquistare un fucile automatico, basta che l’interessato presenti un certificato di capacità mentale, dimostri di essere in grado di maneggiare l’arma, abbia la fedina penale pulita e giustifichi la necessità di porto d’armi per ragioni di sicurezza personale. Lo stesso decreto aumenta la quantità annua di munizioni acquistabili e consente ai minorenni di praticare tiro sportivo senza l’autorizzazione di un giudice.
Bolsonaro si è messo contro la Magistratura, il Parlamento e i governatori degli stati federali. Deputati e senatori hanno sollevato un conflitto di competenze, dal momento che il presidente ha modificato per decreto una legge federale, sulla quale può operare solo il Parlamento. Anche il Supremo Tribunale Federale ha chiesto al presidente e al ministro di Giustizia Sergio Moro, il magistrato che con le sue accuse ha impedito a Lula di candidarsi alla presidenza, di dare spiegazioni sul decreto, che potrebbe essere dichiarato incostituzionale. Infine, 14 governatori hanno chiesto il ritiro immediato del provvedimento, con un documento nel quale affermano che simili misure non miglioreranno la sicurezza, ma anzi “avranno un impatto negativo sulla violenza”.
Nei giorni scorsi in Brasile si sono svolte anche manifestazioni contro il taglio alla spesa per l’educazione, con marce nelle principali città – da San Paolo a Rio de Janeiro, da Belo Horizonte a Porto Alegre – a cui hanno partecipato studenti universitari e della scuola secondaria. I tagli si ripercuoterebbero sulle borse di studio per gli alunni meno abbienti e sul pagamento dei servizi di luce, gas, pulizie e sicurezza da parte delle facoltà.
Quando, all’inizio del suo mandato, Bolsonaro aveva annunciato che avrebbe licenziato i docenti marxisti per ripulire le università dal comunismo, i suoi sostenitori avevano esultato. La sinistra, invece, era insorta per le minacce ai marxisti, senza capire che la parola chiave era un’altra: docenti. Né destra né sinistra avevano compreso cosa avesse davvero in mente Bolsonaro: colpire l’educazione pubblica, non solo i docenti non allineati. Vediamo di non fare lo stesso errore qui in Italia.