LA RIVINCITA DEL NORD

DI RAFFAELE VESCERA

Un novembrino giorno di maggio ha oscurato il sole del Sud, raffreddandolo con il tempo del Nord. La lega ladrona di 49 milioni e altro, antimeridionale e razzista, che stuzzica i peggiori istinti umani, la lega che vuole regionalismo differenziato, Tav, trivelle petrolifere, abolizione del reato di abuso d’ufficio e della libertà di opinione, flat tax e quant’altro a danno del Sud, trionfa al Nord con il 40%. E questo si capisce, interessi di parte, pecunia non olet, rappresenta un sistema nazionale ad alto tasso di corruzione che ha fatto della lega il suo nuovo partito d’elezione.

Non solo, all’inconsistenza dell’opposizione piddina va aggiunta quella del partner di governo, quel M5s affermatosi un anno fa con l’illusione del cambiamento che, cambiando ben poco e facendo un insano accordo, ha dato lo scettro del comando a Salvini, pur blasfemo con il suo uso politico del crocifisso simbolo degli ultimi, lui capitano di ventura dei ricchi, elevandolo a possibile premier.

E si capisce anche che abbia preso il 20% al Sud, promettendo poltrone e conservazione del potere a quella pletora di faccendieri e clan di politicanti servili e pagnottisti che volta per volta abbandona il partito perdente per saltare sul carro del vincitore. Quella pletora di traditori della propria terra, denunciata da Gramsci, che dall’Unità d’Italia è complice della devastazione del Sud iniziata dai sabaudi e proseguita ininterrottamente dal “partito del nord” che da sempre detiene il bastone del comando. E’ il solito “blocco storico” del peggiore Nord e del peggio Sud che riafferma il suo incontrastato potere.

Il M5s svegliatosi in campagna elettorale in un improvviso e poco credibile risveglio di attenzione contro la lega, annega in un bagno di sangue, versato a sinistra nelle vene del Pd che lo sorpassa, ampiamente e immeritatamente, e a destra in quelle della lega.

Un M5s che, deludendo le aspettative del Sud che pure, credendo nel programma di onestà ed equità,  gli aveva dato consensi plebiscitari appena un anno fa, paga a caro prezzo un ingenuo e rovinoso patto di governo, dimezzando i propri voti, pur restando al Sud il primo partito. L’ansia di governare, o occulti progetti di potere, hanno gelato il vento del cambiamento. Un Sud smarrito e avvilito, che lasciato in solitudine e senza rappresentanza politica ha preferito restare a casa. Un Sud che, se non si dà da sé un partito che lo rappresenti, nei prossimi anni vedrà la sua terra ancora di più devastata da inquinamento, disoccupazione, emigrazione, povertà, mancanza di infrastrutture, trasporti, desertificazione umana e agricola e insulti coloniali d’ogni genere. Altri genitori e nonni vedranno partire figli e nipoti verso le brumose lande del Nord, che li accoglierà guardandoli dall’alto in basso, “terroni” per sempre, a fare vita grama a mille euro al mese, “terroni” utili ad arricchire le grasse lande padane, come accade da un secolo e più.