DOPO I RISULTATI DELLE EUROPEE LO SCONTRO E’ TRA DEMOCRATICI E ANTIDEMOCRATICI

DI MARCO GIACOSA

La sinistra è scomparsa. Resistono un centro, il Pd, e mini liberaldemocratici (mini nei numeri, non nella voglia di liberaldemocrazia: +Europa), in attesa che Silvio diventi grande e decida che cosa vuole fare: se il liberal, come agli inizi con i professori Martino e Urbani, o la stampella di Salvini. Ah, è già grande: quindi Silvio lo conterei, finché resiste, nel terzo settore, quello delle destre. Lì abbiamo una destra che guarda al 1918, Fratelli d’Italia, una destra sghemba, i 5stelle, e quella davvero pericolosa anche perché non è percepita del suo colore, nero, la Lega.

Ah, giornalisti e grafici: quando incominciamo a segnare come neri i comuni e le aree vinte dalla Lega, e non blu, e non verdi?

Ci sono almeno tre aree simboliche attorno alle quali la Lega costruisce il consenso: una, i “no-negri”. La vecchia di Montegrosso non ha mai visto un nero eppure alla tv dicono che sono pericolosissimi. Paura. Voto. Salvini. Help. Due, i “no-euro”, no Juncker, no Draghi, le élite, la finanza, tutti brutti e cattivi. Non trovi lavoro? Altro che il Pd, amico di Monti, solo noi, la Lega, ti proteggiamo. Valanga a Torbella. Tre, i “no-tax”. E qui arrivano gli ex Forza Italia, i piccoli e medi imprenditori, i ferramenta dello scontrino numero uno alle 18.57. Quelli che non sono astiosi, se non con chi vuol loro metter le mani nel portafoglio, e chi se ne frega se muoion due negri in mare, io devo lavurà guadagna’ i schei. Tasse al 15%, yuppi. Aggiungiamo un numero, quattro, e mettiamoci gli opportunisti, i carrodelvincitoristi, quelli che oggi tira qui, vamos! Non è un’area simbolica, ma fa numero.

«Finalmente finisce la campagna elettorale».
E perché, di grazia, dovrebbe finire? Non siamo ai tempi di Andreotti, con tre telegiornali, una conferenza stampa e il fax all’agenzia. Abbiamo i follower, i video in diretta, ogni azione, ogni pensiero sono in tempo reale, la vita è una continua conferenza stampa. Il consenso va tenuto alto, se molli ti sorpassano. La campagna elettorale non finirà mai più.

Invece i tempi della politica sono gli stessi di Andreotti e Fanfani quando si progettava un’autostrada o un palazzetto dello sport. Tra le cose che vanno a velocità diversa, i tempi del consenso sono ormai a quella della luce, i tempi della realizzazione, dell’azione, camminano a piedi in salita. Questo crea tensioni che da qualche parte evidentemente si sfogano.

Dove? Nell’amore per il «decisionismo», nell’odio contro le «regole», contro le leggi, contro, in sostanza, l’impianto democratico. C’è una serie di motivi per cui abbiamo questa Costituzione e non un’altra: se adesso questi motivi – principi – vengono sacrificati in nome del decisionismo, se tutto viene sacrificato per il decisionismo, il decisionismo come unico antidoto alle emergenze – «D’altronde, non se ne può più…» (di cosa? Boh) – allora evidentemente la Costituzione è percepita un lusso che l’Italia attuale non si può più permettere.

«Pd e Bonino non sono di sinistra».
Posso dirlo? E sticazzi, chi se ne frega.
Il problema, oggi, non è tra sinistra e non sinistra, tra destra e non destra, ma tra democratici e non democratici. Tra destre davvero pericolose (anche perché nuove, nella società atomizzata, dell’individuo sul telefonino) e forze che credono ancora nei valori della Costituzione. Sarà, sono convinto, il prossimo obiettivo. Non sembra in programma: lo diventerà appena scoppierà un’altra, ennesima, grossa, immensa emergenza. In questo, a metter paura, sono bravissimi.