IL FUTURO DELLA MEDICINA, SEMPRE PIÙ DIGITALE, MA (SORPRESA) SEMPRE PIÙ DIGITALE

DI ALBERTO FORCHIELLI

Lo sappiamo, nell’ultimo quindicennio abbiamo registrato un passaggio epocale senza precedenti, segno tangibile dell’impatto della quarta rivoluzione industriale. Lo scettro delle compagnie a più alto valore si è mosso dai settori “energia e finanza”, che assieme ricoprivano otto posizioni della classifica “top 10” nel 2016, ai settori “IT e Telecomunicazioni”. Difatti, secondo Bloomberg (su dati per l’appunto del 2016), solo Exxon Mobil ha resistito all’ascesa di Apple, Alphabet e Microsoft, che conquistavano nello stesso anno le prime tre posizioni del podio, nonché Amazon, Facebook e China Mobile, a completare la rivoluzionaria “top 5”.

L’enorme crescita del valore delle compagnie ad alto impatto tecnologico è stata frutto – anche – dell’impegno dei Paesi ospitanti, che hanno investito sin dai primi anni Novanta nell’educazione accademica mirata sulle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Tale creazione massiva di competenze, correlata a un tessuto politico ed economico favorevole, ha rappresentato il valoro aggiunto per l’accelerazione dello sviluppo tecnologico dei due poli del globo, USA e Asia, che oggi, alla faccia del Vecchio Continente e della “preistorica” Italia, si contendono oltre il 90% delle compagnie tech a più alto valore. A proposito del nostro Paese, a conferma di tali dati, nel recente studio Diagnosing the Italian Disease di Bruno Pellegrino e Luigi Zingales (NBER Working Paper No. 23964, 2017 e 2019), si indaga sul perché la produttività del lavoro in Italia ha smesso di crescere proprio a metà degli anni Novanta. E dove emerge che non vi è alcuna prova che questo rallentamento sia dovuto alla concorrenza cinese, alle norme sul lavoro protettivo in Italia o alle istituzioni sempre più inefficienti. I dati, al contrario, suggeriscono che il rallentamento dell’Italia è stato più probabilmente causato dal fallimento delle sue imprese a sfruttare appieno la rivoluzione delle ICT (Information and Communication Technology). Da qui l’assenza di una imprescindibile educazione mirata della nuova classe manageriale e lavorativa.

La culla dell’innovazione globale? Si sposterà dalla Silicon Valley alla costa est di Boston, con particolare attenzione all’unico, grande, competitor, la Cina

Entrando nello specifico, considerato che le morti per errori medici sono aumentate annualmente da 90.000 nel 1999 a 250.000 nel 2016 (fonte: John’s Hopkins), mentre le spese mediche aggiuntive dovute a complicanze mediche sono aumentate negli Stati Uniti da 17 miliardi di dollari nel 2008 a 20,8 miliardi di dollari nel 2016, aggiungendo inoltre che un chirurgo poco esperto provoca 2,5 volte più riammissioni, 3 volte più complicanze e 5 volte più morti rispetto ai chirurghi più performanti (fonte: Birkmeyer NEJM 2013), uno dei temi principali è appunto quello di ridurre al minimo l’errore chirurgico. Giusto? “Assolutamente sì. Benché datato, un rapporto del 1999 pubblicato dall’Institute of Medicine (diventato successivamente National Academy of Medicine), dal titolo To Err is Human(“Errare è umano”), riconosce le imperfezioni del processo decisionale umano e i limiti della conoscenza individuale del clinico come il più grande problema in medicina”.

E considerando che i medici in prima linea devono sintetizzare, interpretare e applicare una quantità sempre crescente di conoscenze biomediche derivanti da un tasso esponenziale di nuove scoperte, il quadro del futuro pare complicarsi… “È così e in questo senso è proprio qui che si inseriscono i prodotti dell’informatica in ambito biomedico di maggior valore per operatori e pazienti, ovvero per promuovere due processi fondamentali in medicina, quello della democratizzazione e dell’umanizzazione. Il primo che sia capace di fornire una qualità, dalla prevenzione al trattamento, passando per la diagnosi, grazie all’assistenza tecnologica, che sia il più possibile indipendente dal luogo e dalle capacità dell’operatore; il secondo come responsabile di valorizzare il rapporto umano medico-paziente delegando alle macchine i compiti a minor impatto intellettuale ed emotivo”.

Democratizzazione e umanizzazione, se suonano bene per la medicina del futuro, suonano altrettanto bene anche nella vita di tutti i giorni, oggi come domani!

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/05/27/medicina-innovazione-digitale/42289/