LA MUCCA NEL SALOTTO

DI FRANCESCO LUNA

 

Capisco il sollievo di essere ancora vivi, ma vedere i vertici di quel che resta del PD esultare mentre Salvini prendeva il 34% mi ha lasciato un senso di sconcerto. La destra è alla fine arrivata, la Lega ha sfondato, la “mucca nel corridoio” che il povero Bersani aveva visto per tempo, beccandosi le ironie degli stolti, ha fatto irruzione nel salotto e adesso comanda. Impegnato a mettere veti e a difendere l’indifendibile stagione renziana, il centrosinistra italiano gongola senza ragione, barricato nella sua bolla, senza alcuna speranza di contare nei prossimi mesi, senza un’identità, senza una prospettiva.

Il buon Nicola Zingaretti ha raccolto un partito esanime ed ha avuto il merito di salvarlo dal decesso. Ma non ha avuto il coraggio di fare i conti con gli errori di chi l’ha preceduto, di prendere su di sè la responsabilità di dare al partito una linea chiara, di dire dei sì e dei no. Ha messo insieme in modo aritmetico estremismi diversi, Calenda con Bartolo, per dire. Ed è riuscito a prendere un po’ di voti di uno e dell’altro, che pure sono diversissimi, senza tuttavia dire, per esempio, cosa propone il PD su temi fondamentali come quello dell’immigrazione, su cui Bartolo e Calenda la pensano in modo opposto.

Quella del PD resta dunque un’aggregazione residuale, che raccoglie come un segnaposto l’elettorato di centrosinistra, ma che non dice all’Italia cosa vuole fare. Si riempie la bocca con frasi vuote, come “bisogna mettere al centro il lavoro”, ma non riesce a rappresentare chi il lavoro non ce l’ha, o chi viene sfruttato, o chi si sente abbandonato ai margini delle grandi città, nei piccoli centri, nei distretti industriali desertificati. Beneficia del crollo dei 5 Stelle, ma ne raccoglie l’emorragia solo in minima parte. Non dà risposte, non si fa domande, si limita a testimoniare la propria presenza. Come sintetizzato benissimo da Makkox, si finge morto.

Festeggiare per aver raccolto un misero 22%, con le stesse facce di quelli che applaudivano Renzi quando diceva “non restituiremo il partito a quelli del 25%”, è stato quindi un segno di grave miopia politica. Un’auto approvazione e auto-assoluzione che non porterà lontano. La decretazione di un successo fasullo, che era solo un miglioramento marginale di una condizione drammatica, dovuto principalmente a fattori endogeni, oltre al fatto che, spostato tatticamente Renzi che impallava la foto, l’immagine del PD è risultata meno sgradevole.

Ora, per il gruppo dirigente che ha vinto il congresso, deve cominciare il lavoro vero. Le Europee sono archiviate, è ora di guardare ai prossimi anni. Il dominio di Salvini è un fatto, continuare a dare dei “cialtroni” a chi governa non solo è arrogante e sbagliato, ma è anche controproducente. Invocare elezioni, quando non si ha ancora idea di cosa proporre agli italiani, è sciocco. Presentare ogni idea degli avversari come “fascista” e fare le pulci a ogni provvedimento è una tattica che non porta a nulla se non si sa chi si è. Lega e Cinque Stelle sono al governo e proveranno ad andare avanti, è giusto così.

Il centrosinistra lavori dunque prima di tutto su se stesso. Cerchi di capire cosa va salvato di questi anni (poco) e cosa deve essere cambiato (tanto). Abbia il coraggio, finalmente, dell’autocritica, ammetta di aver tradito in modo profondo il suo popolo con provvedimenti e strategie di destra, dall’immigrazione, al lavoro, alla scuola, ai bonus, alle riforme costituzionali, e ritrovi una fisionomia nuova, autonoma e alternativa. Non continui ad eludere l’analisi di questi anni, altrimenti sarà condannato a lungo a rimanere solo un deposito di voti di “rifiuto” della svolta a destra, e resterà incapace di fare proposte proprie e convincenti.

Nell’immediato, si eviti come la morte la prospettiva di mettere insieme un governo coi 5 Stelle, mandando Salvini all’opposizione e togliendogli le castagne dal fuoco di una manovra finanziaria che dovrà essere fatta e che sarà molto difficile. Si lasci a chi ha vinto l’onere di trovare le soluzioni ai problemi della nostra economia e si lavori nel frattempo alla definizione di una proposta riconoscibile, che passi soprattutto da una ritrovata identità di sinistra.

Ci si metta intorno a un tavolo, tutti, senza veti e senza rancori che a questo punto non avrebbero più senso. Si sacrifichino gli ego ipertrofici, si mettano da parte le ambizioni personalistiche, si accantonino strategie suicide tipo “il futuro prima o poi torna”, che vuol dire riproporre un passato fallimentare. Sia dia a tutto il centrosinistra di governo pari dignità e diritto di cittadinanza. Si recuperino le intelligenze, che ci sono, e si riduca lo spazio agli arroganti e ai galoppini privi di cultura e di competenza, che sono la maggioranza. Si lavori ad una prospettiva che sia in grado di rimettere il centrosinistra in contatto con gli italiani.

Con una sola avvertenza, però: le soluzioni da proporre al Paese non possono e non potranno più essere una versione light delle soluzioni della destra. Altrimenti, come si è visto, dalla sera alla mattina la mucca appare inesorabile nel corridoio. E senza nemmeno darti il tempo di accorgertene, si accomoda in salotto.