L’ERRORE PIÙ GRANDE DEI 5 STELLE? ALLEARSI CON L’ ESTREMA DESTRA DELLA LEGA

DI LUCIO GIORDANO

 

” Il problema non è Luigi”. E’ racchiusa tutta in questa frase pronunciata dal Presidente della Camera  Roberto Fico, la crisi dei 5 stelle.

Già, il problema non è Gigino Di Maio. Anche se nella logica delle cose, le dimissioni del capo politico del Movimento  dopo la scoppola elettorale  delle Europee, avrebbero dovuto essere  scontate. Invece no. Non sono arrivate finora e non arriveranno nemmeno nei prossimi giorni, come ha confermato ieri  l’80 per cento degli iscritti della piattaforma Rousseau.

80 per cento pro Gigi, dunque.  E anche nell’assemblea di due giorni fa  dei big di partito che ha salvato la testa del capo politico dei 5 stelle, si è capito che queste dimissioni  non arriveranno fino a che il governo resterà in piedi . Grillo non le vuole  e nemmeno salvini. Perchè appunto, il problema non è Di Maio. Il problema vero è l’identità del Movimento. Ancora Fico coglie il bersaglio con poche, ma efficaci parole: “Se io devo dirvi oggi che cosa siamo, se devo fare una radiografia di questo Movimento, la mia risposta è che non lo so. Non lo so più che cos’è questo Movimento”.

Ecco, qual’è il vero problema: la perdità di identità. L’orgasmo da potere ha fatto compiere ai 5 stelle 10, 100, 1000 errori in poco più di un anno. Ad iniziare dalla cazzata regina di questi dodici mesi da dimenticare: allearsi con l’estrema destra filo-nordista e xenofoba della Lega di Salvini. In effetti, a pensarci bene, un movimento dei cittadini inclusivo, che dovrebbe stare dalla parte della gente e che originariamente sposava battaglie per la legalità, l’ambiente,   la lotta alle disuguaglianze , alleato con il più vecchio partito dell’arco costituzionale non sta nè in cielo nè in terra. M5s con i leghisti  non poteva e non doveva fare comunella. Nessun accordo con chi punta sulla flat tax per favorire i ricchi, con chi non dimentica la secessione del nord, realizzata attraverso l’autonomia regionale, con chi vara leggi liberticide che nulla hanno a che vedere con l’interesse della gente.

Ecco, tutto parte da lì. Il resto è un effetto a cascata. La non autorizzazione a procedere su Salvini per il Caso Diciotti,  è stato ad esempio il punto più basso della storia dei 5 stelle. La sconfitta alle europee, la logica conseguenza dello snaturamento del m5s,  la perdita della verginità politica del movimento votato all inizio da un popolo progressista che perciò si è sentito tradito. Chiedere per conferma ai No tav.

E i mal di pancia interni al movimento sono solo all’inzio. Continuare ad assecondare Salvini, consentendogli di arrivare al 34 per cento, del 56 per cento dei votanti alle recenti elezioni, è secondo molti una tattica suicida.  Restare al potere, spartirsi poltrone snaturando ideali e principi   del m5s è semplicemente sciagurato, come ripetano da mesi i dissidenti del gruppo,  ad esempio Paola Nugnes ed Elena Fattori, tra le teste più lucide dei Gigino’s boys. Veder sbiadire i valori di onestà e  dell’uno vale uno è triste per chi nel movimento ha sempre creduto.

Che fare allora? Pare facile ma non lo è. Continuare a fare da zerbini a Salvini equivale a spararsi un colpo di p38 sulle palle. Continuare con l’avventura di governo andando  allo scontro costante? Potrebbe essere una soluzione per logorare l’avversario alleato. Ma servono nervi d’acciaio che probabilmente i vertici del M5s non hanno.  Rimane la rottura, la  crisi di governo, cercando di fare a salvini quello che salvini vorrebbe fare loro: addossare cioè sull’altro la colpa della fine della legislatura.

Certo, tornando alle urne, Di maio e i suoi rischiano forte. Rischiano addirittura l’irrilevanza, alle prossime politiche. Ma non c’è altra strada, se i 5 stelle  non vogliono sfarinarsi nel giro di pochi mesi. Sarebbe anzi logico, a  questo punto, come ripetiamo da anni, far entrare nella testa dei propri elettori che esiste una destra ed esiste una sinistra e che il movimento per salvarsi deve capire chi vuole essere e da che parte vuole  stare.

Serve infine mettere nel calcolo delle ipotesi una scissione che gli elettori hanno già fatto il 26 maggio scorso e che noi di Alganews paventiamo da almeno due anni. Quelli di estrema destra sono già tornati a casa, indossando la maglietta della Lega. Senza chiarezza, gli altri potrebbero farlo a breve. A meno che i 5 stelle non riprendano quei temi che gli avevano consentito un anno fa di diventare la prima forza politica del Paese. Metà della gente  li aveva votati per questo, perchè li considerava i paladini degli ultimi, li considerava un partito diverso, di rottura.

Ma quando ti allei con chi, come la lega,   difende gli interessi di imprenditori e commercianti, delle  classi ricche e dei poteri forti, non puoi aspettarti di essere seguito. Insomma, non resta che tornare alle origini barricadare oppure: sparire. A quel punto, da 5stelle a  polvere di stelle il passo sarebbe breve.