ALITALIA: POZZO SENZA FONDO DI SOLDI PUBBLICI

DI GIOVANNI FALCONE
 
La storia di Alitalia rappresenta il tallone di Achille della spesa pubblica ovvero come fare per finanziare un’azienda perennemente in perdita, incapace di stare sul mercato e generando solo disavanzo nei propri bilanci. Per restare solo al periodo più recente, nel maggio del 2017 è intervenuta una Sentenza del tribunale di Civitavecchia con la quale è stato acclarato lo stato d’insolvenza della società a fronte di un passivo di circa 2,3 miliardi di euro (1).
Nello stesso contesto è stata aperta la procedura di Amministrazione straordinaria con la nomina di tre Commissari (2), con lo scopo di gestire l’emergenza e portare l’azienda in bonis sotto il profilo finanziario con la speranza di trovare un compratore affidabile sul mercato di riferimento.
In tale quadro, gli stessi Commissari pubblicarono un Bando per raccogliere eventuali “manifestazioni di interesse” da parte di aziende interessate ad entrare nel capitale di Alitalia Spa (3).
Nel frattempo, servono soldi per mandare avanti la baracca ed assicurare la copertura delle tratte aeree nazionali, europee ed intercontinentali.
Esaurita la scorta dei novecento milioni di euro prestati dal Ministero dell’economia e finanze in conseguenza del commissariamento, dopo tre proroghe, il governo ha deciso di abolire la scadenza per la restituzione del prestito ponte fissato «non oltre il termine 30 giugno 2019», nel decreto semplificazioni del dicembre scorso.
La novità è prevista nelle prime bozze del decreto legge crescita, nell’articolo 38, la norma «volta a consentire l’eventuale ingresso del Mef nel capitale sociale della Nuova Alitalia».
Una ulteriore provvista di 650 milioni di euro è stata attinta dalla cassa corrente dell’Autorità di regolazione per energia elettrica, reti e ambiente (Arera) (4) , trattandosi di una emergenza per far sopravvivere la compagnia di bandiera.
La stessa Autority, nell’auspicare la straordinarietà del provvedimento, ne chiede la restituzione posta la natura e destinazione naturale di tale disponibilità economica.
Conclusioni
Il Governo del cambiamento, con la presentazione del “Decreto Crescita” ha deciso di intervenire per l’ennesima volta con la mano pubblica per salvare un morto che cammina, un paziente in coma profondo, tenuto in vita con una bombola di ossigeno che ha già bruciato circa otto miliardi di euro di soldi pubblici negli ultimi trent’anni.
Qui non si parla di un piano industriale per far decollare una compagnia da sempre mal gestita, un carrozzone in grado di produrre solo debiti, si parla sempre e solo di soldi necessari per farla volare per un’agonia a tempo indeterminato.
Bisogna salvare la italianità del nostro vettore si dice, senza alcuna preoccupazione di creare le condizioni per rimanere sul mercato ad un livello di produttività decoroso e senza registrare perdite ad oltranza.
Si salvi chi può!
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[1] SENTENZA ALITALIA

[4] Fondi accantonati attraverso il pagamento di bollette energetiche pagate dalle famiglie e dalle imprese