DALLA SIRIA RAZZI VERSO ISRAELE. STORIA DI ORDINARIA AMMINISTRAZIONE

DAL NOSTRO INVIATO DA GERUSALEMME

 

Gli ultimi due colpi di mortaio sparati  Sabato sera verso Israele, sono serviti a ribadire il livello di tensione esistente sulle frontiere settentrionali dello stato ebraico. In definitiva si potrebbe definirlo un episodio marginale e praticamente irrilevante, soprattutto se si tiene presente che uno dei due ordigni è caduto in territorio siriano. Ma nel vicino oriente niente è lasciato al caso, e avvenimenti di questo genere vanno analizzati attentamente se si vogliono capire le alleanze e i giochi di potere attualmente esistenti ma costantemente modificabili.

Visto che le bombe sono state sparate dal territorio siriano la prima domanda da porsi è:  chi è stato e per quali motivi? Alcune possibili opzioni potrebbero essere le seguenti.

Sono stati i siriani per riaffermare la loro autorità sulle alture del Golan. A questo punto è lecito chiedersi se è stata un’iniziativa personale del presidente siriano Assad o se l’ordine sia stato impartito dall’Iran. La questione non è affatto secondaria perchè aiuterebbe a comprendere il grado di autonomia che la Siria è in grado di gestire verso il suo patrono sciita.

E’ stata uno dei tanti piccoli gruppi di cani sciolti presenti nella ragioni. I colpi di mortaio sono stati sparati da una distanza di 35 km. dall’attuale frontiera, un bel margine di sicurezza per garantirsi una protezione adeguata e allo stesso tempo si tratta di una distanza eccessiva per centrare in maniera precisa non importa quale obiettivo. In questo Assad si troverebbe davanti ad un dilemma per niente secondario. Lasciare agire dei cani sciolti può andar bene fin quando sei in grado di controllarli, in caso contrario azioni di questo genere, seppure marginali, possono portare in brevissimo tempo ad un escalation molto pericolosa.

Sono stati gli uomini di Hezbollah, la milizia sciita libanese, che di fatto si è trasformata nel lungo braccio armato degli interessi iraniani nella regione. Nasrallah cerca di trasformare la Siria in un suo avamposto avanzato per evitare di coinvolgere il Libano in una nuova guerra contro Israele dopo quella del 2006.

Per Israele la sostanza non cambia. Sia Netanyahu e sia qualsiasi altro possibile capo di governo non possono permettersi di lasciarsi aprire un ulteriore fronte da dove dover fronteggiare bombardamenti ed eventuali infiltrazioni terroristiche. Si tratta di un’opzione assolutamente inimmaginabile, e le forze armate israeliane sono continuamente occupate ad interrompere il continuo flusso di armamenti provenienti dall’Iran e diretti sia verso la Siria che verso il Libano.

In conclusione si tratta di una situazione di ordinaria amministrazione, almeno per gli standard israeliani. Ma la differenza fra due colpi sparati a casaccio che non hanno causato danni particolari e la possibilità di poter colpire obiettivi civili o militari talvolta può essere minima. Ma in Medio Oriente gli sbagli si pagano caramente, eccome se si pagano.