L’AMANTE, GLI ALBERGHI E IL SOLITARIO, ECCO COME SI E’ DIFESO PALAMARA DAVANTI AI GIUDICI

DI GUIDO RUOTOLO

Ha cercato disperatamente di difendersi, Luca Palamara. Ma ha capito di avere poche possibilità di rialzarsi in piedi. Voleva essere interrogato per spiegare, convincere i suoi colleghi, i sostituti procuratori di Perugia, che non ha mai preso soldi, regali, viaggi. Sperava che i pm scoprissero le carte, approfondissero gli elementi che li avevano convinti del suo coinvolgimento. L’ex membro del Csm in attesa di essere nominato procuratore aggiunto di Roma ha visto in pochi giorni crollare il suo mondo. Era potente, Palamara. Contava e diceva la sua sulle nomine dei vertici degli uffici giudiziari. Tutto questo fino a all’inizio di questa settimana quando è arrivata la perquisizione della Finanza.

 

Sperava di poter chiarire tutto

Ma il suo è stato un drammatico monologo davanti ai magistrati della Procura di Perugia. Quasi quattro ore per cercare di smontare le accuse contestate nel provvedimento con il quale gli 007 del Gico della Finanza lo hanno perquisito. Muti, i pm di Perugia hanno lasciato che Palamara parlasse.

Colpisce e inquieta questa inchiesta

Perché racconta della degenerazione di un sistema di autogoverno della magistratura.  Unico, il Consiglio Superiore della Magistratura, dove sopravvive il Manuele Cencelli, un lascito della Prima Repubblica. In base alla rappresentanza, le varie correnti si spartiscono le nomine dei vertici degli Uffici giudiziari.

Ora però, se si dovesse arrivare al processo e i giudici di Perugia dovessero confermare le accuse della Procura, almeno nella scorsa consiliatura, a Palazzo dei Marescialli alcune nomine sono state garantite e pilotate dall’esterno, per interessi criminali, illegali, illeciti. I magistrati di Perugia stanno verificando alcune nomine in particolare.

Il numero dei magistrati indagati va ben al di là di Luca Palamara (corruzione) e di Luigi Spina, membro del Csm indagato per aver violato il segreto d’ufficio e per favoreggiamento. Ci sono vertici di uffici giudiziari che secondo alcuni testimoni sono stati nominati per essere a disposizione.

Da dove è partita l’inchiesta

L’inchiesta che sta terremotando il Csm e gli uffici giudiziari, muove i suoi primi passi nella Sicilia Orientale. Siracusa. Due avvocati, un magistrato e un faccendiere. Sono loro i protagonisti di  storie di sentenze comprate, assoluzioni garantite, magistrati da promuovere e altri da punire. E dal faccendiere, Fabrizio Centofanti, si arriva a Luca Palamara e le carte vengono spedite a Perugia.

L’amante e il contante

“Posso chiarire tutto. Quegli alberghi li ho pagati io, in contanti. Non volevo che mia moglie scoprisse che ero in compagnia di una donna”. Ha provato a difendersi così Palamara. Non sapendo che la Guardia di finanza aveva raccolto persino le dichiarazioni dei titolari degli alberghi e le fatture. Soggiorni offerti da Fabrizio Centofanti sin dal lontano 2011, quando Palamara non era ancora componente del Csm.  Soggiorni da 425 euro per due notti all’Hotel Fonteverde di san Casciano dei Bagni, Siena. Altro che conti saldati in contanti. L’amministrazione dell’Hotel Campiglio Bellavista di Madonna di Campiglio conservava persino l’appunto che il prenotante della stanza era Fabrizio Centofanti, che per loro era riservata la mezza pensione e che avrebbe saldato il conto lo stesso Centofanti.

La storia dell’anello ha fatto scalpore perché durante una conversazione intercettata,  Adele Attisani non è convinta di prendere “il solitario”, preferendo un gioiello più sottile. Valore 12.000 euro. Nelle carte della inchiesta perugina si raccontano storie di mercimonio di magistrati che si vendevano sentenze e trasferimenti di fascicoli da una città a un’altra. Quello che è certo è che la inchiesta di Perugia è destinata ad avere nuovi sviluppi.

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/interrogatorio_palamara/?fbclid=IwAR2zyx_UBfAR_JXc9hvmsqpE6oGdQsDYLQTlQfJMSAWVIf_MCNlZa5Vx1ws