LINA WERTMÜLLER, OSCAR ALLA CARRIERA, E LA BAVA DELL’AUTARCHICO

DI LUCA MARTINI

E accade che i giornalisti stiano frugando negli archivi e forse anche nei coccodrilli già preparati per Lina Wertmüller, alla ricerca di episodi salienti e aneddoti poco noti, perché, passati i 90 – ne compirà 91 ad agosto – l’inconfondibile regista dagli occhiali bianchi ha ricevuto la news che non si aspettava (ora): Oscar alla carriera, insieme per di più a David Lynch – gli altri due sono Geena Davis e Wes Studi – per la qualità del suo cinema. Consegna ad ottobre.

Del resto, Lina Wertmüller, che ringrazia gli americani (“grazie a Dio, mi hanno sempre voluto bene”), era stata la prima regista donna candidata all’Oscar nel 1977 per Pasqualino Settebellezze. Ecco: Pasqualino Settebellezze.

Chiunque abbia frequentato i cineforum in quei tempi ha il ricordo vivido di Nanni Moretti con la bava alla bocca in Io sono un autarchico (1976), quando gli nominano proprio quel titolo della Wertmüller: la povera Lina era stata presa dall’allora enfant terrible a esempio del peggio del peggio del nostro cinema.

In quella sequenza feroce c’è però molto di quello che i critici hanno pensato sul lavoro della regista, escluso forse I basilischi (1963). Giocando con gli stereotipi dell’italiano tutto pizza corna e mandolino, firmava commediacce di tono grottesco, dai caratteristici titoli chilometrici: Mimì Metallurgico, ferito nell’onore (1972), che oggi sembra quasi una versione Stracult di La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, oppure Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), che sfotteva la radical chic del nord (pardon la ‘bottana industriale’) facendole scoprire sull’isola deserta la virilità del marinaio ignorante e meridionale. Cliché rimbalzati da un film all’altro, arredati con un certo cinismo, recitati in modo sanguigno da attori spesso fantastici. Qualcuno può dire qualcosa di Giannini o della Melato?

Ovvero, le reputazioni con gli anni si riassestano, e adesso scopriremo che Wertmüller ha girato titoli eccezionali, da esibire nel Pantheon, insieme alla dentiera dell’ultimo De Sica, alle tette della tabaccaia di Amarcord, alle timidezze svagate di Benigni chiuso nel campo di concentramento.

Di questo ringraziamo Hollywood e l’Oscar alla carriera. Credevamo di avere una regista infaticabile e volitiva (questo non glielo nega nessuno), mentre era una Maestra. In ogni modo, lei a Moretti, e a tutti denigratori, ha risposto alla sua maniera, quando su un red carpet a Berlino lui fece finta di non vederla (cito da un’intervista a il Fatto del 23 maggio 2019): ‘A Moretti? Ma vaffa…’