ZINGARETTI A PIOMBINO. SUI LUOGHI STORICI DEL LAVORO NELL’ULTIMA TAPPA TOSCANA PRIMA DEI BALLOTTAGGI

DI FABIO BALDASSARRI

È stata, quella di Piombino, l’ultima tappa di una campagna elettorale nei luoghi storici del lavoro industriale in Toscana alla vigilia dei ballottaggi: per ritrovare il popolo della sinistra a Pontedera ove nacque la Vespa della Piaggio, a San Miniato nel comprensorio del distretto del cuoio e, appunto, a Piombino città simbolo della siderurgia. Qui il giro del segretario nazionale del Pd è finito ieri sera nella storica Piazza Gramsci, già Tre Orologi, rivisitata da una scultura di Nado Canuti posta al centro di una moderna fontana che dà il senso del tempo scandito nei tre turni di lavoro necessari alle fabbriche del ferro e del fuoco: antimeridiano, pomeridiano e notturno. Molto è cambiato dagli anni in cui Renzo e Roberto Rossellini filmarono tra Populonia e Piombino il documentario “L’età del ferro” a ricordo del periodo etrusco di Populonia, città della Dodecapoli ove venne fusa per la prima volta la magnetite dell’Isola d’Elba, ma anche a ricordo di Piombino, decorata in seguito con la medaglia d’oro per la Resistenza al valor militare per aver respinto i nazisti (bramosi di occupare gli impianti industriali il X settembre del 1943) a colpi di artiglieria sparati dai marinai riportati alle batterie, dopo lo sbandamento subentrato all’armistizio, dai piombinesi in coordinamento col Comitato di Concentrazione Antifascista.

Molto cose sono cambiate anche alla Piaggio di Pontedera che ormai ha lo sguardo volto a oriente per la produzione di motoveicoli che circolano a sciami per le strade di città come Hanoi o Saigon, nel distretto del cuoio che sta vivendo una seconda stagione caratterizzata dall’adozione di tecnologie moderne e nuovi impianti di depurazione per il lavaggio e la tintura delle pelli, e molto è cambiato, ovviamente, anche a Piombino perché questa città ha vissuto e sta vivendo ancora tante difficoltà ma può guardare, adesso, a opportunità praticabili su un mercato in cui si affacciano player industriali di livello internazionale: con la Magona d’Italia acquistata dagli anglo-indiani di Liberty House e l’Aferpi (già Acciaierie di Piombino, ex Italsider, ex Ilva) acquistata dal gruppo JSW di Jindal. Non è il caso di rifare la storia del passaggio (più che discutibile…) dalle partecipazioni statali ai privati, ma è apparso chiaramente, nelle cose che ha detto Zingaretti, il nucleo di un percorso volto al futuro in cui la difesa del lavoro potrà e dovrà coniugarsi con la valorizzazione di processi produttivi di tipo innovativo, con le compatibilità e il risanamento ambientale e (su questo ha calcato molto la mano) l’istruzione necessaria anche per le categorie meno abbienti affinché le nuove generazioni di piombinesi possano affrontare con speranza e dignità gli anni a venire. E qui  – ha proseguito il segretario nazionale del Pd – si scontrano due visioni: da un lato una visione rancorosa e livida, impegnata nel diffondere paura ma priva di progetto, persino seminatrice d’odio, che con la fine della passata stagione confida solo su una rivincita nei confronti della sinistra e, dall’altra, una visione in cui la Toscana può guardare con orgoglio a quello che è stato fatto nel dopoguerra affinché questi territori fossero amministrati, fin dalla fase della Ricostruzione, coniugando al limite del possibile l’attività industriale con la difesa di antichi borghi e ambienti di grande rilevanza storico-paesaggistica.

A Piombino, in particolare, la coalizione “Anna per Piombino”, “Partito democratico” e “Futuro a sinistra per Piombino” (candidata sindaco Anna Tempestini) si misura con una coalizione di centro-destra e alcuni sedicenti pseudo-sinistri che sostengono un ex consigliere comunale di Forza Italia passato in Fratelli d’Italia e coalizzatosi con la Lega (candidato sindaco Francesco Ferrari). Questo candidato al momento avrebbe più voti, ma è auspicabile che altri, compresi i non votanti del primo turno, si sottraggano a un abbraccio privo di prospettive (al primo turno si presentavano anche i candidati sindaco dell’M5s, Rifondazione comunista e Spirito libero). Ed ecco perché la Tempestini, prima di dare la parola a Zingaretti, ha chiesto agli elettori “a tutti gli elettori” di non giocarsi l’anima democratica, popolare e antifascista di questa città. Nei settant’anni di “amministrazione comunista” che Ferrari rammenta quasi fosse un mantra, la Tempestini ha ricordato come Piombino sia stata guidata per lo più in opposizione a governi nazionali ostili: certe volte con la sinistra unita, altre divisa e altre ancora con alleati insoliti (negli ultimi vent’anni ci furono persino amministrazioni con vice-sindaco dei popolari cattolici/ex Dc e una lista civica). Tuttavia, da ognuno si può dire che Piombino trasse il meglio con onestà e passione, il che non equivale a dire che tutto funzionò perfettamente perché la perfezione non è di questo mondo, ma neppure si può ragionevolmente pensare che maggiore soddisfazione si possa trarre da un’amministrazione che si propone con i simboli di una destra per molti aspetti xenofoba e sovranista, per di più incline a qualche colata di cemento di troppo.

Zingaretti in ultimo ha ricordato come la connessione fra governo locale, nazionale e futuro dell’Europa (nella morsa che ha per posta una Ue ristretta tra dinamiche conflittuali promosse principalmente da Usa, Russia e Cina) sia essenziale per una città e un comprensorio vocato non solo all’industria, ma anche alla portualità, al turismo e a un’agricoltura di qualità quali Piombino e la Valdicornia sono in condizioni di esprimere. Dunque – ha concluso – il quadro politico di cui appaiono sintomi preoccupanti nelle dichiarazioni rese poche ore prima dal presidente del consiglio Conte (apprese mentre Zingaretti stava partendo da San Miniato per partecipare alla manifestazione di Piazza Gramsci), inducono a non contare troppo sulla durata di alleanze come quella del governo attuale che sta facendo (testuale) molto male all’integrità europea, all’economia e alla tenuta sociale del nostro Paese. Con i risultati delle elezioni scorse che hanno visto tornare il Pd in primo piano, davanti all’M5s, ha aggiunto anche che è possibile ritenere che il quadro politico torni a un bipolarismo destra/sinistra di cui il Pd risulti attendibile e robusto protagonista. E a questo punto la folla, ampia e composita come non mai da molto tempo, si è lasciata andare a un lungo, caloroso e liberatorio applauso. Ed ecco qualche frase che sintetizza i commenti sentiti tra i presenti al termine della manifestazione: «Non ci sono certezze, ma stasera torniamo a sperare. Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare in questi ultimi giorni per aiutare Anna a vincere: luogo di lavoro per luogo di lavoro, quartiere per quartiere, casa per casa, persona per persona!».