I MORTI IN MARE CHE CONTE NON VUOLE

DI MARIO PIAZZA

Nella irrituale conferenza stampa convocata dal Presidente del Consiglio si leggeva il bisogno di ripristinare il minimo sindacale della propria dignità, e almeno in parte, almeno esteriormente, lo scopo è stato raggiunto.
Tutto bene o quasi, se non fosse stato per quello “scassapalle” di giornalista che ponendo una perfida domanda sulle morti in mare di tanti migranti ha spinto un Conte ormai in fase di smaltimento adrenalinico a tornare nei suoi panni di volenteroso mediatore e a dare una risposta tanto sussiegosa quanto ridicola:
“Non le permetto di dire che il governo italiano ha causato la morte in mare di qualcuno. Siamo sempre intervenuti per salvare chi era in difficoltà, questa accusa la respingo, è inaccettabile”
Troppo facile, caro Conte.
Non sono i tuoi “vice” ad ordinare l’interdizione dei soccorsi nella zona SAR libica, ben sapendo a quale sorta di criminali essa sia affidata?
Non sono loro a bloccare nei nostri porti con ogni pretesto le navi delle ONG (tutte scagionate) mentre là fuori affogano a migliaia?
E allora, caro Conte, quei morti pesano sulla coscienza del tuo governo e a dirlo non è un anonimo giornalista che puoi spocchiosamente zittire.
Lo dice l’ONU, lo dice la corte dell’Aja per i diritti umani, lo dice Amnesty International, lo dice Medici senza Frontiere e lo dicono tante altre organizzazioni umanitarie.
Riponi il tuo sdegno, caro Conte. Avresti fatto meglio a fingere di non aver sentito la domanda.