MA DOVE SONO FINITI I FIGLI DI TRINITA’?

DI PAOLO VARESE

Anni 70 del secolo scorso. I bambini di quell’epoca uscivano da un periodo in cui gli adulti parlavano di feste da ballo mentre i ragazzi e le ragazze giravano con le borse di tolfa e si scambiavano pallottole e libro rosso di Mao, andando per mercatini a cercare i blue jeans americani a zampa di elefante. A New York impazzava lo studio 54 ed a Roma il Much More, il Piper era già diventato per vecchi e Gianni Morandi veniva contestato da chi cercava altra musica e lottava per ottenere divorzio e aborto. Al cinema davano Lo squalo, Arancia Meccanica, Il padrino, La febbre del sabato sera, Rocky e L’esorcista, passando per un Taxi driver che rivelò un grande De Niro al Mondo e uno dei pochi film capaci di far ridere tutti in quell’epoca appena fuoriuscita dal bianco e nero, era Frankenstein Junior, film in bianco e nero, appunto. Non erano film per bambini, e la Disney ancora non proponeva titoli a tutto spiano, quindi andare al cinema con i figli non sempre era impresa facile, a parte qualche perla come Star Wars, che ancora oggi ha schiere di seguaci. Ed allora noi, i troppo piccoli per quei film troppo adulti, troppo seri, troppo crudi, avevamo poche possibilità per scegliere pellicole adatte, ed ancor meno idoli. Finchè non comparvero quei due, quella strana coppia con il tizio grosso di cui tutti storpiavano il nome, e con l’altro atletico e sempre sorridente che aveva il classico nome da cow boy: Bud Spencer e Terence Hill. Iniziarono con quel film dal nome suggestivo, Lo chiamavano Trinità, dove alle sparatorie si sostituivano gli sganassoni, sonori ed innocui, senza effetti speciali ma con una sana ingenuità ed una morale semplice ma efficace. Proseguirono con … continuavano a chiamarlo Trinità, altri sganassoni, altro trionfo del biondo onesto e dal buon cuore, lievi accenni di storie d’amore, giusto per colorire la situazione. Dopo, a valanga, quasi un film all’anno, Più forte ragazzi ed Altrimenti ci arrabbiamo, e nonostante la formula fosse sempre la stessa, erano comunque appuntamenti imperdibili, e come perdersi i famosi cazzotti che Bud dava sulle teste dei soliti grossi e tonti, oppure gli schiaffi velocissimi di Terence, ai volti dei duri col sigaro in bocca e la pistola che non riuscivano ad estrarre in tempo. Le corse in dune buggy, la frittata di uova di struzzo, la canzoncina con quel  ritornello ossessivo conclusa da Bud con le dita sulle labbra. Canzoncina che ancora oggi imperversa ed è nota anche a chi quegli anni non era ancora nato. Sembra poco, sembra nulla, film facili dalla trama semplice, come già detto, eppure capaci di trasmettere valori senza tempo. Non c’era razzismo, non c’era isolazionismo, tutti volevano fare gli americani, ma quelli buoni, quelli che  non guardavano il colore della pelle ma le intenzioni degli uomini. Angeli travestiti da banditi, e non è un caso che Bud Spencer, sempre negli anni 70, girò Anche gli angeli mangiano fagioli. Sono film ancora oggi trasmessi, magari d’estate, quando la televisione trasmette quel minino garantito per passare il tempo, per non annoiare, e che ancora oggi a molte persone fanno rivivere un passato scomparso, più semplice, più definito, assolvendo alla funzione proustiana delle madeleine. Erano film da maschietti, botte e inseguimenti non attiravano le bambine, anche se li si vedeva tutti insiee. Ma dove sono finiti quei bambini, quelli che volevano menare ai cattivi, che volevano difendere i deboli? Davvero tra loro qualcuno è diventato un criminale? Qualcun altro ha preso una deriva estrema, estremista, separatista? È credibile che qualche bambino di allora sia oggi un uomo sconfitto dalla vita e dalle sue paure? I figli di Trinità sono stati triturati dalla politica, dalle bandiere, da un supposto impegno che li ha portati a dimenticare i valori più semplici, come l’amicizia, la fiducia, il vivere anziché il morire? Forse erano davvero pellicole troppo semplici, quel senso di giustizia che permeava tutto era fittizio, e la complessità dei rapporti sociali ha spinto le persone a separare sempre di più i valori, a scinderli in camere stagne emozionali, dove non possono essere contaminati dalla coscienza. Mette una certa tristezza consapevolizzare che tra quei mocciosetti entusiasti di ieri, oggi si possa trovare chi si scatena con una testata contro un giornalista, chi pensa che la violenza, di qualsiasi colore, possa essere preferibile ad un sorriso, chi l’inno nazionale lo canta solamente durante i mondiali di calcio, e per il resto del tempo promette a chiunque non gradisca bastonate ed insulti. A volte vorrei tornare in uno di quei cinema, a guardare una di quelle pellicole, assieme agli altri bambini, per guardarli uno ad uno, e chiedergli dove andranno, dove andremo, noi figli di Trinità.