‘PRIMA GLI ITALIANI’: CIOE’ BOTTE AGLI ITALIANI POVERI E A CHI LI AIUTA

DI RICCARDO ORIOLES

Sgomberato il Colapesce

“Prima gli italiani” vuol dire “prima gli italiani che hanno i soldi e comandano, e dopo tutti gli altri, italiani o stranieri che siano”.

 

Vuol dire che se qualcuno, specialmente giovane, si dà da fare per aiutare gli italiani poveri (scuola, doposcuola, assistenza, servizi sociali) non è affatto un cittadino benemerito, che le autorità devono aiutare in tutti i modi, ma un pericoloso estremista, un sovversivo, uno da sorvegliare accuratamente.

La “politica” del Colapesce, a volte ingenua, ma raramente aggressiva e sempre umana, con tutto questo non c’entra: perché non è semplicemente di una “politica” che i padroni delle città hanno paura, ma proprio di quel senso di solidarietà umana, di intervento sociale, di (come diceva don Milani) “I Care” che il potere feudale, con tutte le sue baronie e clientele, ha un’istintiva paura.

I “cattivi” una volta si chiamavano “comunisti”; e poi “contestatori”, e poi “anarchici ribelli”: adesso chi cerca di cambiare le cose viene definito semplicemente “buonista”, da papa Francesco all’ultimo ragazzino dell’ultimo centro sociale.

E va bene così: almeno ci capiamo. Buoni contro brutali, amici degli esseri umani contro signori e padroni delle povere vite del popolo. Finché dura.