ROMA CITTA’ APERTA. UN FILM CHE RIACCENDE I RICORDI

DI PINO SCACCIA

Mi è capitato di rivedere “Roma città aperta” su Raitre. L’ho seguito con grande emozione, come se fosse la prima volta. Il film di Rossellini è del 1946, l’anno in cui sono nato. Ho rivisto mia nonna, ho rivisto mia madre, ho rivisto tutte le sofferenze che hanno vissuto durante quel disgraziato periodo. E non posso che ringraziarle ancora, ora che stanno in cielo, per tutto quello che hanno fatto per lasciarci un futuro decente. Ho sentito sulla pelle la loro paura, i loro sacrifici, tutto quello che mi hanno raccontato. Ho sentito la forza di proteggerci, grandi donne. La scena-clou, con la morte di Anna Magnani, è stata girata – l’ho già detto – in via Montecuccoli, proprio in quella che diventerà la mia casa, quello che tutti nel quartiere, il Prenestino, hanno sempre chiamato il Palazzone: sta proprio davanti a quella che era la mia finestra, in fondo, in mezzo agli altri palazzi. Ma l’altra sera in tv ho scoperto che si vede anche il Palazzone, in una scena con Aldo Fabrizi. Non so, quella storia l’ho sentita proprio mia, come se l’avessi realmente vissuta. Rivedere i luoghi della mia infanzia è stato uno choc. E dopo tanti anni ho provato ancora tanta rabbia per quella autentica follia che è stato il nazismo. Il film