FONDI PER L’ISTRUZIONE. GLI EUROPEI CHE STANZIANO MENO SONO ITALIA E GRECI

DI MARINA POMANTE

Gli stanziamenti per l’istruzione, sono certamente uno degli elementi della “salute” di uno Stato, perchè quanto più vengono sostenuti e incentivati i settori formativi e della ricerca, tanto più si costruisce una generazione futura preparata e competente. Detto ciò, ci si deve confrontare con gli altri Paesi, almeno per capire se si è scelto di sostenere questa tesi o se, magari per scarse disponibilità di Cassa, si è scelto di contenere i fondi destinati all’istruzione.

L’Italia spende 67,4 miliardi per la scuola, che sono il 4,1% del Prodotto interno lordo. In pratica, l’8,1% dei costi della Spesa pubblica, va all’Istruzione.

L’Italia quindi, volendo fare un paragone degli stanziamenti nel medesimo settore, dei Paesi europei, risulta essere sotto la media.

La Germania, ad esempio, spende il 4,5% del Pil e la Francia il 5,5%. In Inghilterra il gap è ancora maggiore poichè i fondi destinati all’istruzione sono il 5,7% e anche la Spagna ci supera di poco con il 4,2%. A far peggio di noi, La Grecia e alcuni Paesi dell’Est-Europa.

Come riportato da Il Sole24Ore, nel decennio 2005/2015 l’Italia è andata sempre diminuendo i fondi, mentre la media dei Paesi Ue e quella dei Paesi Ocse è salita.

Nel dicembre dello scorso anno, l’onorevole Gallo (M5s) ha voluto rispondere alle polemiche sollevate in special modo dal Pd, che accusava il Governo di tagliare fondi all’Istruzione. Gallo con un video presentato sui social network ha spiegato che per il 2018 erano previsti 46 miliardi, 45 miliardi per il 2019 e 44 per il 2020. Spiegando come il Pd di Gentiloni avesse fatto una programmazione a decrescere. Poi riportando i valori stabiliti dall’attuale Governo, ha indicato che lo stanziamento per il 2019 era passato a 48 miliardi (2 in più rispetto al 2018 e 3 in più rispetto al 2019).

Parrebbe quindi che l’Italia stia faticosamente provando a riequilibrare le sorti di una debolezza di risorse per la Scuola, che si era avviata da oltre un decennio in una parabola discendente.

Anche la Spagna di Sánchez ha mostrato la tendenza al rialzo per gli stanziamenti all’Istruzione, infatti nel Bilancio dello Stato per il 2019 il Governo del socialista Pedro Sánchez, ha previsto un incremento del 10% dei fondi destinati alla Scuola.

Il Governo Sánchez targato PSOE (il Partito Socialista Operaio Spagnolo), ha attuato altre Misure parallele al supporto all’Istruzione, come l’abbattimento dell’Iva dal 21% al 4% sugli ebook e sulla stampa digitale. Altro passo nella stessa direzione riguarda le Biblioteche pubbliche che beneficeranno di 3,5 milioni di euro per l’acquisto di libri.

L’investimento in cultura è risultato essere il più alto di quanto siano stati i precedenti, negli anni in cui la Spagna era guidata da Mariano Rajoy (PP, il Partito Popolare di centro-destra). Ma comunque inferiore a quella del Governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero del 2011.

Portare uno studente fino alla laurea nel nostro Paese, è stato stimato che costi circa 145.620 euro, ma “l’investimento” viene perso nel momento il cui lo studente va all’estero per trovare lavoro… Sarebbero, secondo uno studio di Confindustria 5,6 miliardi di euro che si perdono ogni anno a causa del fenomeno della fuga dei cervelli.

Un altro campanello d’allarme sulla scarsa attenzione all’importanza di rafforzare il settore dell’Istruzione, è dato dal rapporto dell’Istat che ammonisce sui bassi livelli di istruzione dei giovani al termine delle scuole medie. L’Istituto di Statistica denuncia un tasso di ignoranza preoccupante particolarmente evidente nella fase di comprensione di un testo letterario e per la capacità di affrontare problemi matematici.

In realtà però, secondo il rapporto SDG (Sustainable Development Goals), si ritiene che la responsabilità possa anche essere della pesante influenza del modo di comunicare che hanno adottato i giovani e i giovanissimi, nel mondo dei “social”, dove parole tronche e abbreviazioni da far rabbrividire l’Accademia della Crusca, hanno la meglio sulla sintassi e sulla grammatica. –> inserimento link: ISTAT: IL LINGUAGGIO DEI SOCIAL CREA IGNORANZA NEI GIOVANI. (Alganews)

Quali che siano le cause, urge correre ai ripari e la via del maggiore stanziamento per l’Istruzione è senz’altro la medicina migliore per il contrasto all’indebolimento culturale dei giovani.

La Politica ha l’obbligo di prestare attenzione tale materia e laddove questa dovesse distrarsi, è compito del cittadino attuare rimostranze e battersi affinchè venga resa possibile la formazione migliore che lo Stato possa garantire alle nuove generazioni.